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EVENTI | mercoledì 11 ottobre 2017, 17:02

Sanremo: ai 'Martedì Letterari' del Casinò oggi il Prof. Angelo Panebianco ha parlato di Costituzione (Foto e Video)

A quasi settant’anni dalla sua promulgazione la Costituzione italiana è fonte di riflessione, di discussione e di approfondimento. E’ importante parlare della legge fondamentale di una comunità nazionale, che deve essere espressione dei cittadini che compongono quella comunità.

Il Prof. Angelo Panebianco, docente universitario, editorialista e saggista, ha affrontato oggi pomeriggio al Casinò di Sanremo, il tema sempre attuale della ‘renovatio’ della Costituzione italiana a settant’anni dalla sua nascita.

A quasi settant’anni dalla sua promulgazione la Costituzione italiana è fonte di riflessione, di discussione e di approfondimento. E’ importante parlare della legge fondamentale di una comunità nazionale, che deve essere espressione dei cittadini che compongono quella comunità. Secondo i più, una Costituzione può definirsi democratica soltanto quando abbia una sua legittimazione, come è avvenuto nel 1948, quando fu creata e scritta da  un’assemblea costituente eletta. A queste riflessioni, altresì, se ne contrappongono altre che ritengono possibile una rilettura diversa del testo costituzionale, considerato un baluardo e fortemente apprezzata.

Scrive il prof. Angelo Panebianco sul Corriere della Sera: “Forse è arrivato il momento di chiedersi se non sia il caso di intervenire col bisturi sulla prima parte della Costituzione, sui famosi principi. Dagli anni Ottanta dello scorso secolo (si cominciò allora con la Commissione Bozzi) fino al referendum costituzionale del dicembre scorso, i tanti tentativi — tutti falliti — di riformare la Costituzione hanno sempre puntato a cambiare solo la seconda parte, quella che riguarda l’assetto dei poteri dello Stato. Il ritornello sempre ripetuto era che solo la seconda parte richiedesse profonde modifiche. La prima, invece, era impeccabile, perfetta, non bisognosa di interventi. È stata una convenzione della Repubblica, riverita da tutti, quella secondo cui ogni cosa era negoziabile, e poteva essere oggetto di dispute, tranne la prima parte della Costituzione, lo scrigno che conteneva i gioielli più preziosi, i principi costituzionali per l’appunto. È stata questa la vera ragione per cui le riforme tentate (e fallite) avevano sempre qualcosa di incompiuto, di mal costruito, di posticcio. Non riconoscendo l’intima coerenza che esiste fra la prima parte e la seconda parte della Costituzione, i riformatori finivano per confezionare un abito da Arlecchino: volevano superare l’assemblearismo e rafforzare il ruolo del governo lasciando invariato un testo (la prima parte) molto più coerente con il suddetto assemblearismo che con le progettate riforme. Cambiare la seconda parte lasciando invariata la prima era come tentare di innestare la testa di un cavallo sul corpo di un cane. Perché allora non cominciamo a discutere della prima? È sicuro, tanto per fare un esempio, che la convivenza civile ci rimetterebbe se la nostra Repubblica anziché essere fondata sul lavoro fosse fondata sulla libertà?”.

Carlo Alessi

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