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INSIDER | lunedì 11 settembre 2017, 17:00

Quando il lupo è “ultra”

Recensione di un libro, frammento di notizia, riflessione sull’uomo e la natura, questo è un Insider ibrido, attenti alla lettura!

Michele Graglia, l’ex modello originario di Taggia che è diventato un fortissimo ultra-maratoneta, nel libro che racconta la sua trasformazione, “Ultra”, scritto da Folco Terzani, a un certo punto descrive un incontro inaspettato con il lupo. Graglia stava partecipando a una delle corse più incredibilmente difficili da completare in tutto il mondo, più una prova di sopravvivenza fisica e psicologica che una gara podistica, lo Yukon Quest Trail, 160 km da Fairbanks a Whitehorse, tra Alaska e Canada. Freddo polare, solitudine totale.

Di notte, una sagoma grigia sfreccia dalla sterpaglia e si ferma davanti a lui, in mezzo al sentiero ghiacciato; due occhioni gialli puntati su un bipede che arranca trainando la slitta, incongrua figura nel buio innevato, che dovrebbe essere il regno della Wilderness, della natura incontaminata senza alcuna interferenza umana.

“Quello è stato l’incontro più intenso che abbia mai avuto”, ricorda Graglia. “È stato un momento con un significato tutto suo, un valore quasi mistico. Se chiudo gli occhi, lo vedo ancora, me lo sono portato dietro”. Paura controllata, resistenza, coraggio, un po’ di fortuna: il lupo va via, Graglia riprende il suo percorso nelle terre selvagge. L’atleta finirà per immedesimarsi nell’animale, nella sua capacità di adattarsi alle condizioni ambientali più difficili.

Ultra, oltre ogni limite, verso orizzonti sconosciuti, terreni impervi, sensazioni mai provate prima, di quasi-distacco della mente dal corpo martoriato dalla fatica, perché ora è il cervello a condurti, la sua forza inestinguibile di volontà, esaurita ogni scintilla di energia razionale.

Il lupo, che sia dello Yukon o di qualsiasi altro luogo, simboleggia atavici desideri contrastanti, di libertà opposta all’addomesticazione. A questo pensavo nel primo sabato piovoso dell’estate, dopo aver chiuso il libro e letto le recenti cronache sul ritorno in Liguria del leggendario predatore, che avrebbe attaccato greggi di pecore e capre anche in val Prino, a poche centinaia di metri d’altitudine, in terre pseudo-selvagge, antropizzate, poi in parte abbandonate.

Il nostro lupo terrorizza, sconvolge; agricoltori e allevatori chiedono più misure di prevenzione, possibili abbattimenti. L’uomo civilizzato - ci ricorda, tra le righe, la narrazione di Graglia e Terzani - non vuole intralci, rifugge dal senso del pericolo, deve cintarsi nelle sue sicurezze. Si sedentarizza. La natura è altro da lui, si riduce nella migliore delle ipotesi a una cartolina, nella peggiore a un bacino di risorse da sfruttare, spesso in modo dissennato, con il rischio di rompere ogni equilibrio.

Luca Re

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