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INSIDER | lunedì 28 agosto 2017, 17:00

Perché fiorisce un deserto

Intorno a San Pedro de Atacama nel mio viaggio del 2007

Qualcuno potrebbe interpretarla come una beffa micidiale, qualcun altro, più incline all’ottimismo, come un simbolo di speranza da opporre al clima-catastrofismo (ovviamente senza negare che l’uomo stia incidendo in modo profondo sull’aumento delle temperature terrestri).

Parlo della stupenda fioritura che da qualche giorno colora uno dei luoghi più aridi e inadatti alla vita vegetale che il nostro Pianeta conosca, il deserto di Atacama in Cile. Ne scrivo per due motivi: il primo è che non possiamo tediarci l’esistenza, già a fine agosto, con le cervellotiche ipotesi di rimpasti pseudo politici oppure super civici che imperversano a Sanremo, né con le motivazioni della sentenza d’appello sul porto tutto fuorché turistico d’Imperia. Sarebbe una rottura di scatole (perdonate il non-francesismo: la versione originale prevede un altro termine in luogo di “scatole”) di decimo grado, forse anche cum laude, per citare il vicequestore Rocco Schiavone, protagonista dei romanzi gialli di Antonio Manzini.

La seconda ragione è che in Cile, proprio nel deserto di Atacama, sono stato dieci anni fa, nel 2007, quindi scorrendo le immagini odierne sul web di fiori gialli, violetti e perfino bianchi come fiocchi di neve su un terreno che dovrebbe essere riarso, la mia mente ha ripescato senza indugio le istantanee di quel viaggio, di quei paesaggi affascinanti ma di una secchezza globale senza possibilità di redenzione, tranne l’eccezionalità di una pioggia che tende a verificarsi ogni cinque-sette anni, grazie al fenomeno climatico noto come El Niño, il quale trasforma la crosta di sabbia e polvere in un tappeto appena germinato, scaturito da bulbi dormienti, rarissimo show della natura che può fare a gara di visioni surreali con i fantasmi, che si dice continuino a popolare le città minerarie abbandonate.

Lo spettacolo si ripete a soli due anni dal desert flowering del 2015. Che cavolo, in Liguria l’erba è gialla, gli alberi soffrono, il Mediterraneo si tropicalizza, poi piove nel deserto! Però è una beffa assai contemporanea, che contiene i germi dell’inevitabilità, di cambiamenti climatici presenti e futuri dirompenti, di vita e non-vita, desertificazioni e rinascite, comprese quelle dei ricordi.

Luca Re

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