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INSIDER | venerdì 07 luglio 2017, 17:00

L’edilizia messa male

Quante palazzine “messe male” ci sono nel nostro paese? Quante sono le case con problemi di salute gravi, dovuti all’età avanzata, esacerbati dall’abusivismo, acuiti dal rischio sismico, moltiplicati dai lavori tappabuchi? Il crollo dell’edificio a Torre Annunziata è il nuovo caso di tragedia annunciata con tutti gli annessi e connessi: dalle prime ipotesi sulle ragioni del cedimento alla costatazione che lì abitava con la sua famiglia un funzionario dell’ufficio tecnico del comune (possibile che non si sia accorto di nulla?), tutto fa pensare che il crack si sarebbe potuto evitare.

Gli esperti interpellati dagli organi di stampa hanno cominciato la litania delle spiegazioni: in particolare, essi evidenziano che il patrimonio immobiliare italiano è decrepito e che lo Stato dovrà avviare un piano radicale di rinnovamento edilizio (qualcosa di simile era stato detto dopo Amatrice). Molti sostengono che bisognerebbe introdurre la carta d’identità del fabbricato, una specie di libretto d’impianto ma assai più complesso, un check-up completo della costruzione esistente, con la descrizione degli interventi effettuati negli anni e quelli suggeriti per non soccombere all’obsolescenza strutturale.

Temo però che il fascicolo farebbe la fine dell’attestato di prestazione energetica, cioè un’incombenza burocratica priva di significato per la maggior parte delle persone. A che serve certificare che un appartamento è in classe G (la peggiore, come oltre metà delle case italiane), se poi manca quel bagaglio di cultura e pratica del buon costruire, senza il quale non può ripartire il settore edile?

In Liguria da anni si tenta di prevedere quando arriveranno i primi segnali di uscita dalla crisi immobiliare. Certo in molte situazioni “disperate” sarebbe più proficuo demolire e ricostruire, ma non siamo in Giappone e quindi ci dobbiamo accontentare.

Sarebbe sconveniente montare i cavalli di una Ferrari su una 500 scassata, ma con le tecniche moderne di riqualificazione profonda, deep renovation per chi ama l’inglesismo imperante, è possibile migliorare moltissimo le prestazioni energetiche della propria casa, oltre al suo aspetto estetico. In una regione ampiamente cementificata, la sfida aggiuntiva è data dal consumo-zero di suolo, come ha ricordato in questi giorni anche il presidente dei costruttori genovesi, Filippo Delle Piane.

Perché il mattone va salvato ma non a tutti i costi. Immaginare una replica, anche se su scala molto ridotta, del boom edilizio passato è anacronistico: piuttosto, dobbiamo progettare dimore più sicure, confortevoli, integrate nell’ambiente, e riconvertire tutto ciò che di brutto, instabile e magari in disuso è stato elevato in decenni di corsa cementizia di scarsa qualità.

Luca Re

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