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POLITICA | lunedì 19 giugno 2017, 16:53

Diano Marina: le origini dell'indagine che ha portato al processo per voto di scambio il Sindaco e alcuni esponenti della giunta nella deposizione dell'ispettore capo della squadra mobile Maurizio Toso

L’accusa sostenuta dal Pubblico Ministero Alessandro Bogliolo vuole dimostrare che nel corso della campagna elettorale che portò all’elezione di Chiappori e della sua lista nel 2011, vi fu una compravendita di voti in favore dello stesso Chiappori, di Za Garibaldi, di Bregolin e di Manitta. Il voto di scambio, secondo l’accusa, sarebbe stata la nomina ad amministratore unico della Gestioni Municipali in favore di Domenico Surace, avvenuta alcuni mesi dopo le elezioni

È entrato nel vivo con la testimonianza dell’ispettore capo della Squadra Mobile di Imperia Maurizio Toso, il processo che vede imputati con l’accusa di voto di scambio ordinario, il Sindaco di Diano Marina Giacomo Chiappori, il suo vice Cristiano Za Garibaldi, l’Assessore Bruno Manitta, l’ex Assessore Francesco Bregolin, l’amministratore unico di Gm Domenico Surace, il padre di quest’ultimo, Giovanni e l’ambulante Giovanni Sciglitano.

L’accusa sostenuta dal Pubblico Ministero Alessandro Bogliolo vuole dimostrare che nel corso della campagna elettorale che portò all’elezione di Chiappori e della sua lista nel 2011, vi fu una compravendita di voti in favore dello stesso Chiappori, di Za Garibaldi, di Bregolin e di Manitta. Il voto di scambio, secondo l’accusa, sarebbe stata la nomina ad amministratore unico della Gestioni Municipali in favore di Domenico Surace, avvenuta alcuni mesi dopo le elezioni.

L’attività – ha detto Toso - nasce da alcune informative che avevano indicato l’accordo tra Chiappori, con tre consiglieri: Za Garibaldi, Bregolin e Manitta, con i Surace affinché veicolassero voti a favore di questi soggetti. Per quanto riguarda Chiappori l’accordo prevedeva l’elezione a Sindaco, mentre per i consiglieri l’accordo prevedeva che potessero avere un numero di preferenze tali da poter scegliere le deleghe in giunta”.

Toso a questo proposito cita un'intercettazione Telefonica tra Cristiano Za Garibaldi e un’amica, alla quale riferisce che le deleghe sarebbero state scelte da loro stessi. “Nella conversazione indicava un gruppo ristretto della maggioranza di cui faceva parte anche Domenico Surace, nonostante questi non avesse deleghe in giunta e non fosse, in quel periodo (marzo 2012 ndr), nemmeno amministratore di Gm”.

A dare il via all’indagine fu una telefonata tra l’allora revisore dei conti della municipalizzata, Rodolfo Leone, e l’ex Sindaco di Diano Angelo Basso, nel corso della quale i due facevano riferimento alla gestione dello stabilimento balneare Delfino e del fatto che i ‘calabresi’, ovvero conterranei dei due Surace, avessero dirottato i voti.

Toso ha poi riferito di aver provveduto a indagare su Giovanni Surace, a Diano Marina dagli anni ’70, originario di Seminara, un paese in provincia di Reggio Calabria, la cui famiglia, come ribadito anche questa mattina in aula dallo stesso ispettore, su domanda del Pubblico Ministero, è legata da vincoli di parentela a soggetti appartenenti alla criminalità organizzata. Proprio su questo aspetto si erano concentrate inizialmente le indagini della DDA di Genova, che indagava per voto di scambio di natura mafiosa, ma tuttavia il presunto reato è stato in seguito derubricato a voto di scambio ordinario per via della mancanza di prove che riconducessero direttamente i due Surace alla ‘ndrangheta. 

Tuttavia, non è un mistero, secondo quanto dichiarato da Toso, che Giovanni Surace sia un punto di riferimento per la comunità calabrese a Diano Marina, tanto che, come ipotizzato dal Pm, potrebbe avere avuto il potere di "spostare" i voti. È stato accertato infatti che gli imputati, nelle precedenti elezioni avessero raggiunto percentuali di preferenza decisamente più basse di quelle ottenute nel 2011.

Nel corso dell’udienza, Toso ha fatto riferimento a diverse altre intercettazioni, in particolare tra Surace e Bregolin, nel corso della quale si faceva riferimento alla capacità dell’amministratore di Gm di racimolare voti. L’occasione era stata una cena con diversi esponenti della corrente politica del Pdl vicina a Eugenio Minasso. Surace, in auto, dopo la cena, spiega a Bregolin di essere in grado di far votare “questo qua, anche se lo odiate” (il riferimento è a Minasso. Surace, secondo l’accusa spiegava di far votare lui anziché il vecchio nemico politico Claudio Scajola ndr). In un’altra intercettazione ambientale, nell’auto di Za Garibaldi, questo parlava con Bregolin spiegando che Minasso tendeva a dare fiducia a personaggi come Surace a Diano Marina o Armando Biasi, l’allora Sindaco di Vallecrosia, per la capacità di attirare voti della comunità calabrese. “Non gliene frega niente che siano capaci”, diceva Za Garibaldi a Bregolin. Il vice Sindaco aggiungeva: “Guarda Valerio”. Il riferimento è a Valerio Urso, attuale Sindaco e all’epoca dei fatti vice Sindaco di San Bartolomeo, il quale in un’altra intercettazione di una telefonata con Surace, rivela di non avere buoni rapporti con gli esponenti dell’amministrazione di Diano Marina e di aver fatto riferimento a lui come referente locale del suo partito. Sempre dalle indagini è emerso il ruolo di Surace nell’attività politica di Diano Marina. Sarebbe infatti stato impegnato più volte nel dirimere contrasti tra consiglieri e anche con l’allora segretario comunale Antonino Germanotta. Il processo è stato rinviato al prossimo 11 settembre, quando verrà effettuato il controesame di Toso da parte della difesa sostenuta dagli avvocati Roberto Trevia, per i due Surace e Manitta, Emanuele Lamberti per Chiappori, Stefania Uva per Za Garibaldi e Bregolin e Marco Bosio per Sciglitano. Inoltre verranno sentiti come testimoni dell’accusa, il consigliere con delega alle manifestazioni a Diano Marina, Davide Carpano, l’ex Sindaco Angelo Basso, la figlia Angela e come testimoni "de relato" citati dal Pm, anche Rodolfo Leone, anche per un’altra intercettazione citata questa mattina, con l’ex esponente dell’opposizione Jacopo Damonte, al quale aveva anticipato che Surace sarebbe stato nominato a capo della Gm e che la nomina sarebbe stata più vantaggiosa di un assessorato. Verranno sentiti anche Francesco Zunino e Roberto Elena, ex componenti del cda di Gm, Corrado Di Falco, Antonino Germanotta e l’ex vice comandante della Polizia Municipale Francesco Parrella.A queste ultime nomine, si è opposto l'avvocato Roberto Trevia, ma il giudice Alessia Ceccardi ha dato il via libera alle deposizioni.

Francesco Li Noce

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