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AL DIRETTORE | venerdì 21 aprile 2017, 07:55

1838: da Castelvecchio si domina Oneglia, una descrizione d'altri tempi del nostro lettore Pierluigi Casalino

Il viandante che guarda all'insù nella valle ove scorre l'Impero, scorge in distanza di forse un miglio dal lido un monticello che s'erge in isola sopra il sassoso letto della fiumara, ed ha per corona una chiesa con alcune rovine. Quivi era l'antica terra da cui calarono i fondatori di Oneglia.

Nel muro esterno è incastrata una lapide , dove si legge che nel 1281 venne alzata la torre vicina a nome di un vescovo Lanfraco per raffrenare i malvagi. Sotto la lapide giace un'aquila rozzamente rozzamente scolpita. La chiesa è moderna, ma sopra l'altar maggiore pende, tutta accerchiata da offerte vedive, un'antica tavola rappresentante l'Annunciazione. Le trine sono in oro: il Santo Spirito, in forma di colomba, è in campo d'oro- La testa della Vergine spicca sì devotamente che non sai rimuoverla gli occhi da contemplarla.

Le rovina del vecchio castello stanno dietro la chiesa, e padroneggiano le valli all'intorno. Tutto il luogo è ripieno di ulivi, e di mezzo alle lisce lor foglie fugge lo sguardo sopra di Oneglia e sopra del mare. A destra sull'opposta pendice sorgesi il colle di sant'Agata, ove altri immaginò una battaglia. Da Oneglia si dirama la strada nuova del Piemonte, la quale passa per la Pieve, ragguardevole terra ornata di portici, e di chiese, che contengono buoni dipinti....Dalla Pieve la strada si conduce al colmo dell'Apennino, alto 954 metri sul livello del mare e, valicatolo, arriva al marmoreo ponte della Nava sul Tanaro... " così descriveva il colle di Castelvecchio di Oneglia il già celebre libro "L'Italia descritta e dipinta" del 1838, nella parte dedicata agli Stati Sardi.

Il fascino di Castelvecchio e del suo antico coille resta e non si manca ancora, nel giorno del Lunedì dell'Angelo, dopo la festività pasquale, di venerare con un'apposita cerimonia l'Arcamgelo Gabriele nel suo annunzio a Maria...

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