/ #FONDATASULLAVORO

Spazio Annunci della tua città

Imbarcazione in ottimo stato, Coperta e pozzetto in teak-Falchetta e trincarni in mogano verniciato.Verricello...

Strepitosa occasione composta da soggiorno più angolo cottura due camere ,,gran terrazzo più grande giardino...

Coldelite 3002 RTX, 12 pozzetti, attrezzature Officine bano, Frigoriferi ISA BT e TN da 700 lt, Montapanna Carpegiani...

Affitto bilocale con 3 posti letto, con bellissima e panoramica vista mare, al p.t. di casa indipendente con grande...

Che tempo fa

Cerca nel web

#FONDATASULLAVORO | sabato 08 aprile 2017, 06:00

Il contratto di lavoro part time, scopriamo come è regolato

La legge sostiene e favorisce in numerosi casi la trasformazione di un contratto da full-time a part-time, specialmente per motivi derivanti dalle condizioni di salute del lavoratore

Con l’analisi di oggi continuiamo la serie di approfondimenti sulle diverse tipologie esistenti di contratto di lavoro. Abbiamo visto di recente come il rapporto di lavoro possa essere improntato alla formazione, o come ad esso si possa sottoporre una scadenza. Oggi analizziamo un’altra diffusissima caratteristica, cioè quella della riduzione dell’orario di lavoro, che si traduce nella tipologia del part-time.

Ai sensi dell’articolo 4 del D.lgs. n. 81 del 2015 (cui segue l’organica disciplina del part-time) nell’ambito del rapporto di lavoro subordinato, anche a tempo determinato, l’assunzione può avvenire a tempo pieno (…) o a tempo parziale. In  soldoni: assumere a tempo parziale significa stipulare un contratto che preveda un tempo di lavoro inferiore all’orario normale di lavoro, che – ricordiamolo – si attesta sulle 40 ore settimanali.

Fondamentalmente ,il part time si può sviluppare su tre principali tipologie:

·         Part-time orizzontale, che prevede una riduzione giornaliera dell’orario distribuita sulla settimana lavorativa (es. Tizio va a lavorare tutti i giorni dal lunedì al venerdì ma invece di fare 8 ore al giorno ne fa 4).

·         Part-time verticale, che si concretizza in una riduzione della quantità delle giornate lavorative nell’arco della settimana (mese, anno) (es. Tizio lavora le stesse ore di un lavoratore a tempo pieno, ma per soli tre giorni alla settimana).

·         Part-time misto, risultante dalla combinazione tra i precedenti.

La legge prevede che i lavoratori a tempo parziale ricevano un trattamento economico e normativo proporzionalmente equivalente a quello riconosciuto ai colleghi a tempo pieno (così, ad esempio, la maggioranza dei contratti collettivi prevede una retribuzione identica a quella del lavoratore full-time, ma ridotta in proporzione alle minori ore lavorate). La forma richiesta del contratto è scritta ai fini della prova: ciò significa che se dal contratto non emerge la natura del tempo parziale, il giudice potrà dichiarare, su richiesta del lavoratore, la sussistenza tra le parti di un rapporto di lavoro a tempo pieno, a partire dalla data della pronuncia.

Al lavoratore part time possono essere richieste anche delle prestazioni di lavoro supplementare. Si tratta dello svolgimento di un certo numero di ore oltre il normale orario stabilito dal contratto individuale (sarebbe una specie di “straordinario”, ma non proprio uguale, perché quest’ultimo riguarda il full-time, e più precisamente le otto ore settimanali superiori alle 40h dell’orario normale. Ne consegue che possiamo parlare di lavoro supplementare solo al di sotto quarantesima ora lavorata). Per ricorrere a questa soluzione, in mancanza di regolamentazione specifica da parte dei contratti collettivi è necessario il consenso del lavoratore; la quantità di ore supplementari deve stare al di sotto del 25% delle ore di lavoro settimanali; e deve essere riconosciuta una maggiorazione retributiva del 15%. Si precisa che un eventuale rifiuto del lavoratore per comprovate ragioni lavorative, di salute, familiari o di formazione professionale, non può costituire un legittimo motivo di licenziamento.

Al contratto di lavoro a tempo parziale possono anche essere apposte delle particolari clausole:

·         Clausole elastiche (vere e proprie): che possono prevedere stabilmente la possibilità per il datore di lavoro di determinare una variazione in aumento della prestazione lavorativa (es. l’impresa di Caio lavora con ritmi molto flessibili: la clausola elastica traduce l’impegno contrattuale di Tizio che spesso si trova a fermarsi qualche ora in più al lavoro).

·         Clausole flessibili (oggi denominate anch’esse “elastiche”):  consentono direttamente uno spostamento della collocazione temporale della prestazione lavorativa (es. Si richiede a Tizio, che normalmente lavora dalle 8 alle 12, di lavorare le stesse quattro ore giornaliere ma nella fascia 12-16).

La comodità delle clausole elastiche è indiscussa: non deve essere chiesto ogni volta il consenso al lavoratore (come invece normalmente avviene per il lavoro supplementare), e quest’ultimo non si può sottrarre da un impegno sottoscritto, avendo aderito alla clausola (salvo il caso del diritto di ripensamento esercitabile da particolari categorie di lavoratori).

In ragione della massiccia portata degli effetti delle clausole elastiche viene previsto che il patto (scritto) che le contiene debba essere sottoscritto davanti alle commissioni di certificazione, garantendo la possibilità di assistenza al lavoratore. Una volta stipulate le clausole assumono efficacia quando si riconosce un tempo di preavviso al lavoratore di 2 giorni lavorativi e specifiche compensazioni, nella misura ovvero nelle forme determinate dai contratti collettivi.

La legge sostiene e favorisce in numerosi casi la trasformazione di un contratto da full-time a part-time, specialmente per motivi derivanti dalle condizioni di salute del lavoratore, e sostiene i lavoratori già impiegati nell’impresa che procede all’assunzione di nuovi lavoratori part-time.

 

Edoardo Crespi

Ti potrebbero interessare anche:
Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore