/ CRONACA

Spazio Annunci della tua città

Annualmente 800 mt slm così composta: piano terra tavernetta con caminetto, camera letto matrimoniale ,bagno...

Nel comprensorio sciistico della Riserva Bianca, a due passi dalla Costa Azzurra, di 100 metri quadrati,...

Causa limiti circolazione centro città Milano per inquinamento, euro 3 fap, vendo perfetta C5 2.2, automatica, pelle,...

Scooter elettrico a 4 ruote Monrach Royale, per disabili e anziani. Possibile avere anche con copertura per la pioggia ...

Che tempo fa

Cerca nel web

CRONACA | lunedì 23 gennaio 2017, 14:19

Torino: processo d'appello sul porto di Imperia, il difensore di Caltagirone "Il mio cliente non c'entra nulla con quanto successo!"

La prossima udienza è fissata per il prossimo lunedì quando avranno la parola altri avvocati del collegio difensivo.

“Ho riletto la sentenza di primo grado per l’ennesima volta e mi sono sforzato di mettere a fianco gli argomenti del procuratore. Alla fine non è rimasto nulla. Questa operazione del porto di Imperia è stata pubblica, nota a tutti e condivisa da tutti. Non capisco come porto e Comune abbiano potuto costituirsi parte civile”.

Così l’avvocato Nerio Diodà, difensore del costruttore romano Francesco Bellavista Caltagirone, si è rivolto alla corte d’appello di Torino al processo in cui il suo assistito è accusato di truffa aggravata e di aver ‘manovrato’ politici per avvantaggiare Acquamare nell’affare della costruzione del porto. Il pg Giancarlo Avenati Bassi aveva chiesto la condanna a sei anni di reclusione e a duemila euro di multa.

Alla sbarra ci sono una decina di imputati, assolti in primo grado perché il fatto non sussiste. L’avvocato Diodà ha ricordato come, all’inizio dell’inchiesta, coordinata dalla procura di Imperia, “Io dissi, siamo a totale disposizione, prendete le nostre scritture e fate una consulenza, che poi venne fatta e depositata. Quel documento - ha proseguito il legale - descrisse la correttezza della contabilizzazione di Acquamare. E, a pagina 15 del contratto tra porto di Imperia e Acquamare c'è scritto che Aquamare provvede alla nomina di un tecnico di fiducia che vigili sull’esecuzione lavori, quindi c'era sia un direttore dei lavori che un controllore della committente”.

“Ma prima di creare questo grande caos – ha domandato l’avvocato - non si poteva fare una consulenza della finanza sul gruppo? E’impossibile – ha concluso – con questa struttura nascondere i ricavi, si possono distrarre dopo, ma non nascondere. Non è stato Caltagirone a scrivere lo statuto del porto di Imperia né a fargli acquistare un'azienda, né a contribuire al Pef (Piano Economico Finanziario), né a nominare Morasso”.

Il legale ha poi ricordato la riunione all’ufficio porto del Comune della commissione che valutò la richiesta del porto di agibilità parziale delle banchine, delle opere marittime e dell'autorimessa interrata, con l’esame della documentazione, i verbali di collaudo, le attestazioni di conformità e i sopralluoghi.

“Il primo aprile 2010 la commissione esprime il suo parere definitivo sull’agibilità parziale delle banchine” ha sintetizzato Diodà, che ha aggiunto: “La situazione era di confronto, non di una commissione 'ingannata', una situazione dove una parte non aveva elaborato quali fossero le conseguenze di un accordo contrattuale, ma era comunque civile e positiva. Caltagirone ha consegnato il porto persino un anno prima rispetto al cronoprogramma. Il gip di lui, sette mesi dopo l’arresto, scrisse che voleva fuggire solo perché era andato a Miami al matrimonio del figlio. Noi allora dicemmo, ci sarà un giudice a Torino, se non c'è a Imperia”.

La prossima udienza è fissata per il prossimo lunedì quando avranno la parola altri avvocati del collegio difensivo. La sentenza non verrà emessa prima della fine di febbraio.

Elisa Sola

Ti potrebbero interessare anche:
Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore