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ATTUALITÀ | domenica 22 gennaio 2017, 12:31

In & Out: da Imperia a San Francisco e ritorno. Non solo imperiesi che vanno via, ma che tornano, come Deborah Bellotti

"Sarebbe stato semplice e ideale per me come informatica lavorare alla Silicon Valley, soprattutto alla fine degli anni '90. Invece decisi di intraprendere la strada dell'insegnamento".

A molti la nostra provincia sta stretta. Così chi per lavoro, chi per spirito d'avventura e chi per necessità, prenota un biglietto sperando che sia di sola andata, verso mete lontane il più possibile dalla Riviera. C'è chi fa fortuna, chi ripiega su altro e chi si perde per strada. Degli imperiesi all'estero, sono pochi quelli che prenotano anche il biglietto di ritorno, ancora meno quelli che decidono volontariamente di rientrare. Fra questi c'è Deborah Bellotti che dopo una vita all'estero e 13 anni passati a San Francisco è tornata a Imperia, scoprendola forse per la prima volta.

Quando sei andata via la prima volta da Imperia? "Ho frequentato la facoltà di “Scienze dell'informazione” a Genova. Il progetto Erasmus all'epoca era “appena nato” e quando ho deciso di candidarmi per una borsa di studio esisteva da appena due anni. All'epoca i finanziamenti dell'Unione Europea erano abbondanti e i progetti molto incentivati. Trascorsi un anno ad Edimburgo, dove decisi di tornare per la ricerca tesi. Appena laureata la mia destinazione fu Parigi dove, con un progetto europeo iniziai a lavorare in un Istituto, insegnando in alcune classi".

Dopo la laurea hai viaggiato per tutto il mondo. "La seconda esperienza di lavoro è stata in Sud America, a Buenos Aires. In Argentina ho lavorato per circa un anno in una ditta informatica per poi lasciare il lavoro e viaggiare per tutto il Paese, ma al tempo la mia priorità era conoscere e viaggiare. Ne 1999 sono tornata a Parigi dove trovai lavoro presso Netscape, prima che venisse acquisita da AOL. Durante un corso in California, approdai alla Silicon Valley alcuni mesi più tardi mi ero già trasferita a San Francisco".

Una informatica nella Silicon Valley. Il binomio sembra scontato, ma non è così. "No, affatto. Sarebbe stato semplice e ideale per me come informatica lavorare alla Silicon Valley, soprattutto alla fine degli anni '90. Invece decisi di intraprendere la strada del volontariato, che mi portò a sua volta verso l'insegnamento. Dapprima l'ambito fu quello dell'Istituto Italiano di Cultura, dove lavorai per circa due anni, quindi iniziai ad insegnare in scuole particolari, frequentate da bambini e ragazzi migranti, in contesti del tutto inconsueti. Mi iscrissi all'università dove ottenni un master per l'insegnamento bilingue inglese e spagnolo. Dopo aver affiancato alcuni docenti, divenni insegnate alle elementari e lo step successivo fu quello di coordinatore dei programmi scolastici, specializzandomi con un master alla Berkeley University. Per undici anni ho lavorato in scuole con ragazzi in situazioni disagiate, di povertà e a rischio".

Poi la decisione di tornare ad Imperia. Perché? "In America mi occupavo del sociale, di lavorare per migliorare le condizioni della nostra società, per creare una collettività più equa. Mi sono detta: perché non farlo nel mio Paese, nella mia città? La decisione è maturata con il tempo e alla fine decisi di prendere un anno di aspettativa e tornai ad Imperia. C'è un modo di dire americano che descrive esattamente il mio stato d'animo in quel primo anno: like a deer in the headlights, ovvero come un cervo abbagliato dalle luci dei fari. Passato quel momento, tutto è andato a posto e sebbene stia vivendo per la prima volta da adulta nella mia città, continuo a scoprirla ogni giorno".

San Francisco e Imperia: come riesci a far convivere due esperienze così diverse? "Sono due città all'estremo. La California è la patria del positivismo, del bello in ogni cosa, della mancanza di sfumature nei rapporti umani. La Liguria è il paese del mugugno e di chi prima ancora di arrivare ad una idea, pensa a tutti i modi in cui questa potrebbe non funzionare, forse per scaramanzia. Fare paragoni servirebbe davvero a poco".

Oggi sei ad Imperia. Per rimanere? "Ora sono ad Imperia si, ma nel futuro non so cosa potrà succedere e non pongo limiti al destino. Quando ho deciso di tornare in Italia, qualcuno mi dava della pazza, per la mancanza di lavoro e per una situazione sociale difficile. Da quando sono qui non ho mai cercato un impiego, ma con molta umiltà ho sempre accettato quello che la città mi offriva, iniziando dalla distribuzione di informazioni sulla raccolta differenziata, arrivando ad insegnare al Centro Pastore e ad un attuale incarico presso il Centro per l'Impiego, oltre che al lavoro di collaboratrice con il giornale Italy Rivier Alps e all'insegnamento dello yoga. Portare con se la propria capacità di adattarsi, più che un curriculum prestigioso, penso faccia la differenza.

Dopo una vita trascorsa all'estero, imparando ogni volta ad adattarsi, a conoscere i propri vicini, a cercare i propri angoli personali, è difficile tornare indietro. Forse la difficoltà più grande sta proprio nel fatto che una volta abituati al 'mondo', non si riesce più ad appartenere ad un luogo solo, ma la vera 'casa' è ciò che portiamo sempre con noi".

Stefania Orengo

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