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CRONACA | 19 gennaio 2017, 18:34

Diano Marina: ha preso il via oggi con l'audizione dei primi testimoni, il processo all'ex Assessore Bruno Manitta

Manitta è accusato di peculato, abuso d’ufficio e falso materiale, e di tre operai del Comune: Alberto Calcagno, Fabio Tallone e Riccardo Pizzorno accusati di truffa ai danni dello Stato

Diano Marina: ha preso il via oggi con l'audizione dei primi testimoni, il processo all'ex Assessore Bruno Manitta

Ha preso il via questa mattina con l’audizione dei primi sei testimoni del Pubblico Ministero Alessandro Bogliolo, il processo a carico del Consigliere Comunale ed ex Assessore di Diano Marina Bruno Manitta accusato di peculato, abuso d’ufficio e falso materiale, e di tre operai del Comune: Alberto Calcagno, Fabio Tallone e Riccardo Pizzorno accusati di truffa ai danni dello Stato.

Secondo l’accusa Manitta avrebbe utilizzato materiale edile di proprietà del Comune per svolgere alcuni lavori all’interno di un magazzino di sua proprietà. Ai tre operai viene contestato invece di aver realizzato interventi in abitazioni private in orario di lavoro.

Questa mattina hanno sfilato come testimoni i militari della caserma dei Carabinieri di Diano Marina che, insieme ai colleghi del Comando Provinciale di Imperia e della Squadra Mobile della Questura hanno svolto le indagini.

“L’attività – ha ricostruito il maresciallo capo Gabriele Marelli – è nata a marzo 2012 grazie alla segnalazione di una fonte che si è presentata in caserma rivelando tale attività illecita”.

A quel punto sono partite le indagini con pedinamenti in borghese nei confronti degli operai. “La prima attività risale al 23 aprile 2012 quando, nei pressi di un condominio di corso Roma avevamo notato la presenza di un furgoncino con Pizzorno nelle vicinanze”. L’operaio, secondo l'accusa avrebbe utilizzato per i lavori materiali di proprietà del Comune come tubi e strumenti utilizzati per sollevare e pulire l’interno del tombino. Gli appostamenti si sono ripetuti alcuni giorni dopo, il 26 aprile di nuovo in corso Roma. In quell’occasione Pizzorno fu visto entrare e uscire nel condominio e l’8 maggio in via Generale Ardoino.

In quell’occasione i militari hanno trovato Pizzorno in compagnia di Fabio Tallone, anche lui imputato e una terza persona, che, dagli accertamenti è risultato essere un operaio della ditta di spurghi Eco Liguria, società che il Comune aveva chiamato per via di un tombino che perdeva.

Un’altra testimonianza è stata resa dal brigadiere Mario Mossello il quale ha raccontato di aver partecipato a un paio di attività di pedinamento. In un episodio in particolare, del 27 giugno, Mossello ha raccontato di aver visto gli operai lavorare sulla rete fognaria in particolare a un tombino in una via a fianco di una villetta. Mossello ha chiarito di non sapere se in quel caso i lavori fossero fatti su una rete privata o comunale.

Il Commissario Silvana Malco, all’epoca dei fatti in servizio presso la Squadra Mobile della Questura di Imperia ha raccontato in aula come si sono svolte le indagini che hanno portato anche al coinvolgimento di Manitta.

Il Commissario ha raccontato di aver ricevuto una segnalazione secondo cuiper molti anni gli operai avrebbero eseguito operazioni di spurgo fognario anche in abitazioni private, a pagamento con cifre variabili da qualche decina di euro a circa 100 euro. Per quanto riguarda Manitta. “Tutto nasce da una comunicazione riguardo a una segnaletica abusiva in via Anguille – ha raccontato - dove Manitta è proprietario di un magazzino oggetto di una ristrutturazione edilizia. Sul posto, era giugno 2012, vi erano alcuni cartelli con riferimento a un’ordinanza che è risultato essere inesistente”.

Un ruolo determinante nel fornire alla Mobile la documentazione fotografica relativa alla cartellonistica e agli operai che effettuavano i lavori con un automezzo della Eco Liguria, lo ebbe l’allora vice comandante della Polizia Municipale di Diano Marina, Francesco Parrella.
Alcuni mesi dopo partirono anche gli appostamenti della Mobile che intercettò anche i telefoni di Manitta e degli imputati. Esiste una conversazione telefonica in cui Manitta disse a uno degli operai che avrebbe potuto portare via con sé una trave in legno che faceva parte di materiale che, dopo un accertamento è stato chiaro agli inquirenti fosse di proprietà comunale.

Nel pomeriggio sono stati sentiti altri tre esponenti delle forze dell’ordine: Fabio Ballabeni, Massimiliano Russo e Antonio Frusciante.

Manitta è difeso dall’avvocato Roberto Trevia, mentre i tre operai sono difesi dagli avvocati Francesca Aschero, Marcello e Michele Ferrari e Maurizio Novaro. Il Comune si è costituito parte civile ed è assistito dall’avvocato Giovanni Di Meo.

Il Collegio giudicante, presieduto da Donatella Aschero, con a latere Caterina Lungaro e Laura Russo ha rinviato il processo al prossimo 2 marzo.

Francesco Li Noce

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