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ATTUALITÀ | sabato 17 dicembre 2016, 07:11

“Diritti violati nella Lampedusa del Nord”: il preoccupante report della Ong 'We World' sulla questione migranti a Ventimiglia

Il report nasce da una collaborazione fra le due associazioni: 'Popoli in Arte' impegnata sul campo a sostegno dei migranti al confine e a Ventimiglia, e l'Ong 'We World' che ha inserito in un significativo dossier tutti i dati raccolti.

“Siamo davvero la Lampedusa del Nord, qui si muore sull’asfalto. L’Italia almeno ci prova a dare un’assistenza, ma altri Paesi che continuano a girare le spalle dovrebbero vergognarsi”. Si apre con questa frase rilasciata ad alcuni giornali dal Sindaco Enrico Ioculano all'indomani della morte di Mjmelet Berhal - la giovane ragazza eritrea di 16 anni investita in autostrada nel novembre scorso - il dettagliato report redatto dall'Ong 'We World' in collaborazione con l'Associazione "Popoli in Arte" e che assume una maggiore valenza alla vigilia della "Giornata Internazionale dei migranti" che si celebra ogni anno il 18 dicembre.

Report che, come spiega Maria Paola Rottino, membro del consiglio direttivo, da sempre impegnata sul campo nell'assistenza ai migranti, pone al centro dell'attenzione la violazione dei diritti umani che starebbe avvenendo nella città di confine e che è stata denunciata più volte dalle due associazioni che hanno operato a lungo sul campo, e continuano a farlo.

Il report nasce da una collaborazione fra 'Popoli in Arte' impegnata a sostegno dei migranti al confine e a Ventimiglia, associazione che ha raccolto una serie di dati importanti sul flusso delle persone, e non solo e che, a sua volta, 'We World' ha inserito in un significativo dossier tutti i dati raccolti, con cui ha voluto lanciare un preoccupante grido d'allarme: “Diritti negati nelle Lampedusa del Nord”, accostando la situazione di Ventimiglia a quella di Como. 

“In Italia ad oggi non esistono situazioni come quella di Calais – si legge nel report di 'We World' - ma vi èl timore che questo accada, soprattutto in alcune cittài frontiera dove il rafforzamento dei controlli ai confini da parte degli Stati limitrofi sta avendo importanti ripercussioni. 

Ne risentono innanzitutto i migranti, i cui diritti fondamentali vengono continuamente lesi; ma anche le popolazioni locali residenti in questi territori di confine, destabilizzate dalla presenza degli stranieri. E infine ne risente l’intero sistema italiano di accoglienza, ancora impreparato a gestire i crescenti flussi migratori provenienti dal Mediterraneo, specialmente ora che, a seguito della chiusura delle frontiere, le possibilitàer i migranti di varcare i confini alla volta di altri paesi europei si sono notevolmente ridotte.”

Un quadro certamente non roseo che viene spiegato ancora meglio da Maria Paola Rottino, 'Popoli in Arte' la quale, insieme ad altri volontari, ha raccolto sul campo alcune testimonianze dirette: “Sono molteplici esempi di 'violazione dei diritti umani' che hanno luogo al confine – spiega la Rottino – e avvengono da parte di tanti soggetti, consapevolmente o inconsapevolmente. I modi bruschi della Polizia Italiana, ma ancora di più della Polizia Francesce che, come ci hanno raccontato alcuni, è arrivata a mettere alcuni migranti dentro i container per rimandarli indietro, senza dar loro alcun tipo di spiegazione. Questo ci è stato spiegato da alcune persone che siamo riusciti ad intervistare, ovviamente nel tentativo di aiutarle e durante il nostro lavoro di supporto. 

Solo per far un esempio, in Italia, soprattutto nel picco dell'estate, le persone venivano fermate in stazione, veniva ritirato loro il cellulare e venivano tenute lì ad aspettare di poter essere in numero sufficiente da essere portate via. Venivano così caricate sui pullman, su sedili ricoperti di cellofan, affinché non sporcassero e da lì far anche viaggi di 30 ore, senza fermarsi in autostrada.”

Un altro aspetto su cui pone l'attenzione il report di 'We World' è la vulnerabilità, la precarietà e l'irregolarità in cui versano i migranti al confine con la Francia: “Tutto questo – si legge dal dossier – li rende particolarmente 'appetibili'' per il mercato dell'illegalità e si prestano ad essere sfruttati per alimentare attività illecite di vario tipo a danno dei migranti stessi. Tra queste lo sfruttamento sessuale delle donne, il mercato della tratta di donne e minori a fini di sfruttamento sessuale e lavorativo, le attività dei passeur (...) La situazione di stallo venutasi a creare a Ventimiglia alimenta inevitabilmente queste attività illecite e in generale la criminalità, a danno dei migranti.” 

“In questo senso il nostro impegno – prosegue Maria Paola Rottino – è stato molto forte e purtroppo ci sono molti esempi di ragazze che abbiamo cercato di allontanare da quella situazione. Mjmelet, ad esempio, era stata avvicinata qualche tempo prima da una nostra volontaria, e convinta a lasciare quella vita e tutto quel che accadeva sotto il ponte. Eravamo riusciti a convincerla ad andare alle Gianchette, dove era stata e da dove aveva poi deciso di partire, trovando la morte. Questo è solo uno dei tanti episodi di violazione dei diritti che abbiamo registrato in questi lunghi mesi di assistenza in città e al confine.” 

La spiegazione di tutto questo, secondo il report di 'We World', sta in un sistema di accoglienza inefficiente in cui mancano informazioni e vi è un lento sistema di procedure burocratiche; vi sono situazioni di criticità per quanto riguarda la condizione delle donne e la popolazione under 18; si registrano attività illecite a danno dei migranti. Problematiche che, sottolineano, richiedono la presenza di operatori con competenze diversificate e trasversali. 

"Non ci si può approcciare a queste persone - conclude la Rottino - senza un minimo di conoscenza dal punto di vista della mediazione culturale e non può esserci una situazione in cui le informazioni, anche a livello burocratico, non riescano ad arrivare ai migranti che, invece, dovrebbero avere maggiori consapevolezze sulla loro condizione." 

Simona Della Croce

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