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CRONACA | mercoledì 02 novembre 2016, 19:16

Reggio Calabria: durante l'udienza di oggi Claudio Scajola batte il pugno sul tavolo ed urla "Bugiardo!" a Cristian Abbondanza (Foto)

Adesso il processo è stato aggiornato al 16 novembre quando il pm Lombardo esaminerà alcuni collaboratori di giustizia, fra cui Nino Fiume, killer della cosca De Stefano, egemone nella periferia Nord di Reggio Calabria, il quale dovrà riferire sui rapporti fra Matacena e la ‘ndrangheta cittadina.

Un pugno sul tavolo. Scajola non ci sta e in aula urla “Bugiardo” a Cristian Abbondanza, il presidente della casa della Legalità della Liguria che è stato contro-esaminato dai difensori dell’ex ministro, Elisabetta Buisito e Patrizia Morello. Dinanzi ai giudici del Tribunale di Reggio Calabria si è svolta infatti l’udienza del processo “Breakfast” che vede imputato Scajola insieme a Chiara  Rizzo, alla segretaria dei coniugi Matacena-Rizzo, Mariagrazia Fiordalisi e Martino Politi accusati, a vario titolo di aver cooperato per schermare  il grande patrimonio di Amadea Matacena- l’armatore reggino condannato per concorso esterno in associazione mafiosa, per sottrarlo ad una eventuale procedura di prevenzione, e del presunto tentativo di favorire la sua latitanza dagli Emirati Arabi al Libano.

Abbondanza è considerato uno dei principali testimoni dell’accusa nel procedimento che vede Scajola alla sbarra. Ma quel che emerso oggi ha alcuni  tratti “grotteschi”. Rispondendo alle domande degli avvocati, fra questi anche il difensore di Chiara Rizzo, Candido Bonaventura, Abbondanza ha dovuto ammettere di aver patteggiato una condanna per bancarotta fraudolenta e anche di essere stato condannato in appello per aver diffamato Cesare Fera. In tre articoli infatti, Abbondanza lo avrebbe indicato come personaggio contiguo ai clan, peccato che Fera non risulta essere né indagato da nessuna Procura italiana, ma anzi nell’inchiesta “Eolo” della Dda di Palermo, l’imprenditore risulta essere vittima dei clan siciliani. Eppure Abbondanza  più volte, e anche all’interno di un esposto, si è ostinato a collegarlo al crimine organizzato e anche ad accostare il suo nome a quello di Scajola in riferimento alla vicenda dell’eolico. Ma andiamo per ordine, la storia è complicata- quanto il ragionamento messo in piedi da Abbondanza che oggi è  però, crollato in aula.

Per il pm antimafia Giuseppe Lombardo, e anche per l’esponente della casa  della legalità, c’era un  “centro di interessi“ fra Cesare Fera, presidente dell'omonima “Fera”, la Fabbriche Energie rinnovabili alternative srl, Alberto Acierno, ex deputato  palermitano per il Polo delle Libertà,  l’ex ministro Scajola e anche con Amedeo Matacena. Per l’accusa tutto ruota intorno al finanziamento di  5 milioni e 900 mila che l’azienda milanese "Fera srl" ha ricevuto per il progetto “Freesun per la Liguria” nel gennaio 2009. Il Fera nell’occasione, scrivevano gli investigatori nelle carte dell’inchiesta rappresentava che era in corso di definizione la graduatoria sui progetti presentati per la Liguria. Scajola in quel periodo era Ministro dello Sviluppo Economico e 10 giorni dopo questa mail , il 26 gennaio 2009, la società di Fera ha vinto il bando di gara nell’ambito di 'Industria 2015 efficienza energetica' aggiudicandosi il milionario contributo per la realizzazione del progetto 'FreeSun'."

Secondo la Dda di Reggio Calabria, guidata da Federico Cafiero De Raho, è proprio l’aggiudicazione di questo finanziamento che posiziona Scajola vicino agli interessi economici dei coniugi Matacena. Ed è anche per questo che la moglie dell’ex ministro, Maria Teresa Verda, avrebbe anche fatto da madrina ad all'inaugurazione di un parco eolico a Pontinvrea, nel savonese. Peccato però che come dimostrato in aula già nella scorsa udienza, il bando era stato già messo in piedi e avviato dal ministro Pierluigi Bersani e quindi “ereditato” dal dicastero retto da Scajola e che la signora Verda, essendo la moglie di un ministro della Repubblica italiana ha fatto la “madrina” a decine di manifestazioni. Abbondanza, attraverso un esposto, si è però convinto di aver collaborato con le procure svelando la presenza delle ‘ndrine nelle città e nelle amministrazioni liguri, ma anche di aver informato la Dia su una serie di amicizie e rapporti di Scajola, che investigatori e inquirenti hanno tenuto in conto e valorizzato, ma che oggi hanno fatto imbarazzare non di poco l’esponente della casa della legalità. Secondo il ragionamento di Abbondanza, Fera era contiguo ai clan palermitani e liguri, aveva vinto il bando sotto il dicastero Scajola e quindi l’ex ministro era vicino alle cosche. Abbondanza però non è né un magistrato né un poliziotto e oggi ha dovuto ammettere che tutte le informazioni in suo possesso sono state rinvenute su internet: dove c’è tutto il contrario di tutto.

"Siamo molto soddisfatti, ha dichiarato l’avvocato Buisito, il metodo Abbondanza non è un merito processualmente valido, ma sono delle semplici considerazioni personali che nulla hanno a che vedere con i capi di accusa. Abbondanza ha dei precedenti penali e ha pure rimediato una condanna in Appello per aver diffamato Fera. Quindi vuol dire che le sue considerazioni sono state giudicate diffamatorie in ben due gradi di giudizio e di conseguenza lasciano il tempo che trovano. In questa indagini, ha continuato il legale, tutti parlano di Cesare Fera che però non è mai stato sentito in fase di indagine. Noi, come difesa di Scajola, l’abbiamo messo in lista testi, proprio perché vogliamo che emerga in dibattimento, come è già emerso in precedenza e come lo stesso Scajola ha detto più volte in aula che a Fera non l’ha mai conosciuto e di conseguenza favorito".

Adesso il processo è stato  aggiornato al 16 novembre quando il pm Lombardo esaminerà alcuni collaboratori di giustizia, fra cui Nino Fiume, killer della cosca De Stefano, egemone nella periferia Nord di Reggio Calabria, il quale dovrà riferire sui rapporti fra Matacena e la ‘ndrangheta cittadina. 

dal nostro corrispondente Angela Panzera

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