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Arma Taggia Valle Argentina | domenica 21 agosto 2016, 15:13

Triora: ad una settimana dal Festival del libro, la filosofa Maria Giovanna Farina ci racconta "il suo De Andrè"

“Si fa presto a definire qualcuno poeta, ma non è così. Un poeta è colui che usa metafore e che scrive qualcosa che arriva da una parte sconosciuta di sè, proprio come faceva Fabrizio”

Lo scorso 14 agosto il borgo di Triora è stato invaso da libri, scrittori e artisti. Nei vari appuntamenti giornalieri dedicati ai libri, quello finale ha rappresenta sicuramente uno dei più attesi: la serata dedicata a fabrizio De André. Maria Giovanna Farina filosofa, consulente filosofico e scrittrice nell'ambito della manifestazione, ha condotto il “Gala serale” dove ha intervistato diversi autori coinvolti in un mix di parole e musica sulle note delle celebri canzoni del cantautore genovese.

“Questa serata è stata preparata a lungo e ufficializzata sul sito della Fondazione di De André. Conosco Fabrizio fin da bambina, da quando a scuola ci insegnavano La canzone di Marinella ma questo contesto è stato interessante e vivace perché abbiamo messo assieme letteratura e musica. E' stato un brillante esperimento per porre a confronto due libri: Sotto le ciglia e La versione di C e ciò che ne è risultato è l'importanza della figura del padre. Quindi la figura di Fabrizio, ma anche dei suo padre e, in un ultima analisi anche di Cristiano De André, a sua volta padre” commenta la filosofa.

Durante la serata sono intervenuti altri scrittori sullo stesso tema tra cui Alberto Pezzini, mentre con Gipo Anfossi si è trattato l'elemento più autobiografico dell'autore. Alla conferenza dedicata a De André hanno partecipato anche Bruno Morchio e Simona Baldelli. Alle parole è stata affiancata la musica, rigorosamente di De André, suonata dai Franzskani, che hanno seguito in modo preciso e fedele le note di Fabrizio, ma senza cadere in una imitazione inimitabile.

“Si fa presto a definire qualcuno poeta, ma non è così. Un poeta è colui che usa metafore e che scrive qualcosa che arriva da una parte sconosciuta di sè, proprio come faceva Fabrizio” conclude Maria Giovanna Farina.


Stefania Orengo

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