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CRONACA | domenica 17 luglio 2016, 13:34

Imperia: aggressione al giovane senegalese. La storia di Mohamed, arrivato in Italia con un barcone dopo un anno di carcere in Libia "Solo perché nero"

Abbiamo intervistato Claudia Regina, pedagogista della cooperativa Jobel, che ha in carico il diciannovenne. "Mohamed è molto ben inserito con tutti. L'aggressione? Indagini ai Carabinieri, ma penso fosse un agguato"

Immagine di repertorio

E' ancora sotto choc Mohamed, il diciannovenne senegalese aggredito da sei persone, forse giovani sul lungomare Vespucci a Imperia intorno alle 23.30 di martedì. Lo racconta Claudia Regina, pedagogista della cooperativa Jobel, dove il ragazzo è inserito. Lo descrive come profondamente frustrato per quanto accaduto.

"E' stato dimesso dall'ospedale - racconta a Sanremo News - e oggi è tornato al lavoro perché non vuole stare a casa".

Mohamed è un richiedente asilo arrivato in Italia il 12 luglio 2015 con uno dei tanti barconi che attraversano il Mediterraneo. Alle sue spalle una storia tragica che comprende un anno di galera in Libia "solo perché è nero. Sa come funziona laggiù...", continua Claudia, che aggiunge: "Ha fatto un ottimo percorso inclusivo. Parla bene italiano, ha seguito dei corsi di formazione e ora lavora regolarmente in una pizzeria al Prino".

Proprio dal lavoro Mohamed stava tornando verso casa, un alloggio di proprietà della cooperativa in via Argine Destro messogli a disposizione per raggiungere più comodamente il luogo di lavoro. "Lui è residente a Vasia, dove peraltro è molto ben inserito nella comunità. Anche il Sindaco Mauro Casale lo conosce e sa che è un bravo ragazzo. Ha sempre avuto il pallino della cucina".

Intorno alle 23.30 Mohamed si trovava sul lungomare Vespucci, nei pressi dei giardini San Lazzaro. "Era in bicicletta - racconta Claudia - quando ha sentito una pietra colpirgli la testa. Si è fermato e, toccandosi il capo ha visto il sangue. In quel momento sono uscite sei persone da un cespuglio che lo hanno coperto di insulti. Lui ha chiesto cosa stesse succedendo e perché lo avessero preso di mira".

"Sporco negro. Vattene a casa", gli urlavano i sei che Mohamed, descrive come sei giovani. Sei suoi coetanei, forse qualche anno in più. 

"Agli insulti è seguita l'aggressione - spiega racconta ancora Claudia - lo hanno colpito con calci e pugni. Mohamed, secondo il referto del pronto soccorso, che gli ha dato una prognosi di dieci giorni, ha ferite alla testa, alla schiena e ecchimosi. Tutti segni tipici di un'aggressione".

A salvare il giovane un uomo in auto che passava di lì per caso.

"Un uomo con una macchina bianca ha visto la scena. In un primo tempo è passato oltre, ma poi ha fatto retromarcia ed è sceso. In quel momento i sei si sono dileguati. Così lui ha chiesto a Mohamed se avesse bisogno di aiuto, ma il ragazzo ha attraversato l'Africa a piedi. E' stato un anno in carcere in Libia da dove era uscito perché si era ammalato gravemente. Di sicuro è temprato a cose di questo tipo. Ha ringraziato il suo salvatore ed è tornato in bici verso casa. Mi ha mandato un messaggio su WhatsApp verso mezzanotte e mezza, ma purtroppo l'ho letto solo l'indomani alle 5".

Per l'aggressione Mohamed ha sporto denuncia ai Carabinieri. "Sono loro a dover svolgere le indagini. Quello che penso è che fosse un agguato preparato. Cosa ci facevano sei persone nascoste dietro un cespuglio sul Vespucci? Purtroppo non si sono telecamere in quella zona e l'uomo in auto non ha potuto vedere i sei che sono fuggiti subito dopo il suo arrivo", conclude Claudia.  

Francesco Li Noce

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