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ATTUALITÀ | domenica 17 luglio 2016, 07:11

Ventimiglia: tra magia e realtà, la storia del Notaio Amandolesio e degli scongiuri per la nascita del figlio

Il Notaio Giovanni Amandolesio nel 1256 decise di affidarsi a formule e amuleti magici, per propiziare un felice parto alla moglie e una sicura nascita a figlio Giacomino. In che modo?

Oggi il parto inizia ad essere organizzato nel minimo dettaglio esattamente dal momento in cui la donna viene a sapere di essere incinta: dal tipo di anestesia, all'ostetrica, alla musica, alla vasca o meno, niente viene più lasciato al caso. Chi però ritiene che fino a qualche decennio fa, partorire in casa tra panni e acqua calda, fosse la situazione migliore che potesse capitare ad una donna, non conosce la storia del Notaio Giovanni Amandolesio che, inviato dalla Repubblica di Genova a Ventimiglia, nel 1256 decise di affidarsi a formule e amuleti magici, per propiziare un felice parto alla moglie e una sicura nascita a figlio Giacomino. In che modo? Tramite l'utilizzo del “Quadrato Magico”.

Secondo quanto scritto dal Professor Giuseppe Palmero nel saggio “Gli scongiuri di un notaio genovese per la nascita di un figlio” in Abstracta ( Stile Regina ed. Roma, n. 38 - 1989), tra i documenti ufficiali appartenuti al Notaio Amandolesio, ne vennero rinvenuti alcuni ufficiosi che l'uomo utilizzò proprio in vista del lieto evento. Ai lati del quadrato magico in suo possesso, l'uomo di legge appuntò alcuni versetti utili a risolvere problemi tipici delle partorienti. Insomma, se oggi molte donne decidono di ricorrere all'epidurale, a metà del 1200 erano i mariti a risolvere la situazione affidando la moglie a riti mistici. Perché gli uomini, dei dolori del parto, se ne intendono.

Ricorrere al quadrato magico è però una tradizione molto più radicata di quanto non si possa pensare. Come descritto dal Professor Palmero, le 5 parole magiche contenute nel quadro sono le stesse rinvenute a Pompei, sulle rive dell'Eufrate, e addirittura sul fondo di una Bibbia Carolngia dell' 822 e sembra ebbero origine da un antico ed esperto enigmista latino. Nel caso di Ventimiglia, quali “ricette” scrisse il notaio per aiutare la moglie? Le prime due avevano la funzione di annullare, o per lo meno attenuare i dolori uterini che anticipano il parto. Mentre le altre due venivano utilizzate per arrestare il flusso sanguigno in caso di emorragia.

“Questi appunti scritti dal notaio Amandolesio ci permettono di conoscere un aspetto molto importante della vita quotidiana di un'epoca come quella medioevale, Ne emerge un senso di caducità, di relativa impotenza e di dominio completo sull'uomo da parte di forze divine e al tempo stesso occulte” afferma il Professor Palmero.

Formule per curare ogni male, scritte da un enigmista romano, utilizzate da uomini di legge e di stato....saranno leggende medioevali, ma hanno un non so che di attuale.

Stefania Orengo

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