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FESTIVAL DI SANREMO | domenica 27 aprile 2014, 16:20

"Il delitto Tenco? Uomini dello star system italiano usavano cantanti per eversione nera". La verità sul caso Tenco dagli archivi

Smentite le voci sul presunto ruolo del governo italiano e del Psi: a Radio Manà l'intervista al giornalista Ragone che svela i retroscena della morte del cantautore

C'è chi ha parlato di governo italiano in qualche modo “responsabile” della misteriosa morte del cantautore Luigi Tenco, deceduto a Sanremo il 27 gennaio 1967, e c'è chi ha diffuso la voce che Tenco fosse un dirigente del Partito socialista italiano, legando ciò alle ragioni del delitto. 

Invece nulla di quanto si legge in rete è fondato. Ad affermarlo è il giornalista e criminologo Pasquale Ragone, autore dell'esposto-denuncia che in questi giorni sta impegnando la Procura di Imperia per un riesame del caso Tenco.

«Il nostro lavoro – ha spiegato il giornalista durante la puntata del 26 aprile scorso su Radio Manà – mette in luce come Luigi Tenco sia stato parte del Psi, in quanto scritto di suo pugno in una missiva, ma che poi se ne sia allontanato». Quanto afferma Ragone trova ragione nella documentazione pubblicata nel libro “Le ombre del silenzio. Controinchiesta sulla morte di Luigi Tenco”, scritta a quattro mani con il giornalista Nicola Guarneri, per la prima volta  svolgendo un'inchiesta approfondita non sulla base di illazioni ma con documenti a supporto.  

«Abbiamo cercato negli archivi che conservano i nominativi dei dirigenti del Psi – spiega Ragone – compresi quelli meno noti ma che hanno comunque svolto un ruolo importante nel Partito: ma di Tenco nessuna traccia».

Ciò dimostra che Luigi Tenco non diventò mai dirigente del Partito. «Anzi – ha spiegato Ragone – è molto più probabile che il cantautore fosse in disaccordo con le scelte di governo del Psi di quegli anni». Lo stesso cantautore affermò infatti nel novembre del 1966 che il suo inserimento sarebbe cresciuto in parallelo con l'andare a sinistra della società italiana. «Chi conosce un po' di storia di quegli anni e il carattere di Luigi Tenco non può certo affermare quest'ultimo fosse diventato dirigente del Psi», è la chiosa di Ragone sull'argomento.

Il parere del giornalista e criminologo è altrettanto netto nello spiegare un eventuale ruolo del Governo italiano nella delittuosa vicenda. Negli ultimi anni c'è chi ha addebitato a quest'ultimo responsabilità, addirittura come mandante del presunto omicidio. Cosa c'è di vero? «Nulla! In realtà il governo non c'entra. Il delitto Tenco è maturato in un contesto eversivo. D'altra parte, un governo usa uomini dei servizi segreti per qualunque necessità, non cantanti».

Ma è continuando nell'argomentazione che le parole di Ragone svelano retroscena finora mai considerati. «Il sospetto è che all'epoca qualcuno utilizzasse uomini dello spettacolo per agevolare il trasporto di informazioni da un Paese all'altro, bypassando quindi i controlli con estrema facilità». Qualcuno chi? «Gente che aveva mani in pasta nel mondo dello spettacolo e al contempo forti legami con l'eversione di destra».  

Le affermazioni del giornalista e criminologo derivano dalle carte rinvenute presso l'Archivio della Corte d'Assise di Roma, laddove è stata consultata l'ampia documentazione sulla vicenda del tentato golpe di Junio Valerio Borghese del 1970. «Anche se il tentato golpe avvenne tre anni dopo la morte di Tenco, in quelle carte ci sono diversi nomi di personalità che abbiamo scoperto essere venute a contatto con il cantautore e che appartenevano alla rete dei neofascisti che in quegli anni andavano continuamente a ricostituirsi per finalità golpistico-eversive».

In tutto ciò rientra quella che negli ultimi anni, addirittura ripresa da quotidiani nazionali come “Il Tempo”, “La Repubblica” e altri, è stata definita la «pista argentina». «Questa “pista” - continua Ragone – è il frutto del nostro primo lavoro pubblicato nel 2011 [“Luigi Tenco. Storia di un omicidio” (Guarneri-Ragone), ndr] approfondendo le parole di un noto avvocato che aveva tirato in ballo un viaggio del cantautore in Argentina e pubblicando per la prima volta il foglio matricolare di Tenco e alcune sue lettere inedite. Quell'inchiesta è stato il primo step per giungere a quella che è secondo noi la verità sulla morte del cantautore».

Su quale sia questa verità il giornalista e criminologo non lascia scampo a dubbi e incertezze. «Niente governo e niente giochi di partito. Nel '65 Tenco avrebbe ottenuto favori durante il proprio servizio militare e in cambio gli sarebbe stato chiesto di ricambiare la “cortesia” consegnando ancora non meglio precisate informazioni. Quest'ultime, secondo la nostra inchiesta, sarebbero state oggetto di scambio tra reti di eversivi presenti in Italia e Argentina per finalità golpistiche. Ovviamente Tenco non era a conoscenza di tutto ciò. Però la sua partecipazione al viaggio e alla “operazione” lo rendevano pericoloso agli occhi di chi l'aveva coinvolto».

E come si arriva al delitto? «Quando nell'autunno del '66 Tenco matura la decisione di lasciare il mondo della canzone – spiega Ragone -, per lui iniziano problemi di varia natura. La sua decisione di staccarsi dallo star system e di volerlo annunciare in una conferenza stampa, fa temere agli eversivi che Tenco possa fare qualche nome di troppo, che possa avere intuito alcuni meccanismi ed essere dunque sul punto di denunciarli. È questa la ragione delle minacce che riceve pochi mesi prima di morire ed è per questo che chi lo uccide lo fa a Sanremo, obbligatoriamente prima di una conferenza stampa».

Tutto tornerebbe, quindi, compresa la frase dello stesso Tenco detta a Dossena la sera del 26 gennaio: «Porto con me una pistola perché c'è qualcuno che mi minaccia. Ma non chiedermi perché. Non lo capisco!».

Davvero Tenco non sapeva chi lo stesse minacciando e perché, ma chi lo segue lo conosce bene. «Se ci fosse un'inchiesta seria da parte della Magistratura e appurasse tutto ciò – continua Ragone – probabilmente dovremmo riscrivere parte di quanto accaduto davvero negli anni '60 nel mercato discografico italiano. E troveremmo uomini a metà tra lo star system e l'oscuro mondo dell'eversione nera. È questa la profonda ragione per la quale in tutti questi anni il mondo musicale si è mostrato molto restio nei confronti delle indagini sul caso Tenco, così come la stessa Polizia non ha fatto il proprio dovere nel '67 e non ha operato al meglio nel 2006

Il neofascismo aveva legami ben saldi nella stessa Polizia italiana e se oggi tante verità ci sono precluse è proprio per via di questi lacci e lacciuoli che forse, ancora per anni, renderanno impossibile avere piena verità sulla morte di Luigi Tenco».

Ombre e silenzi, dunque. Da qui il titolo “Le ombre del silenzio”, la prima grande inchiesta sul caso Tenco destinata ad essere ricordata come la verità storica di una vicenda che possiamo ormai annoverare tra i misteri d'Italia.  

B.G.

C.S.

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