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| martedì 22 ottobre 2013, 07:14

Nuove scoperte archeologiche in Val Nervia che trova origini nella civiltà Megalitica

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Una giornata da incorniciare che ha regalato la sensazionale scoperta archeologica di un'altro 'Cromlech' che va aggiungersi al precedente già scoperto nei pressi del Monte Abelio.

Indagini archeologiche di superficie tra i boschi del comprensorio Ventimiglia-Sanremo da alcuni anni stanno rivelando una nuova fisionomia storica-religiosa del territorio che trova le sue origini nella civiltà Megalitica che si è irradiata nel corso del 2° e 3° millennio A.C. dai centri propulsori delle isole Britanniche e dalla Bretagna che si identifica con il complesso templare di Stonhenge.

"Recentemente la voglia di trascorrere una giornata immersi nella natura - evidenzia Andrea Eremita, che ha fatto la scoperta insieme a Bruno Calatroni, Stefano Albertieri e Paolo Ciarma - ci ha portati a compiere una escursione nei pressi di una grande falesia di roccia calcarea in alta Val Nervia, località Paù, territorio del comune di Rocchetta Nervina. Luogo rivolto a mezzogiorno riparato con caratteristiche ambientali  favorevoli agli  insediamenti umani fin dalla più remota antichità che trova conferma attraverso il  casuale  ritrovamento avvenuto in passato di scarti di lavorazione  di ossidiana proveniente dal   Monte Arci. Testimonianza degli scambi che avvenivano  nel tardo  Neolitico tra la Sardegna, il sud della Francia e la Val Nervia".

Una giornata da incorniciare che ha regalato la sensazionale scoperta archeologica di un'altro 'Cromlech' che va aggiungersi al  precedente già scoperto nei pressi del Monte Abelio. La parola Cromlech è un  prestito del gallese che significa crum-cerchio e lech-pietra. Indica un tempio primordiale nato dall'esigenza delle popolazioni preistoriche di avere un luogo in cui radunarsi per svolgere cerimonie religiose realizzato con un circolo di pietre di grandi dimensioni dove sacerdoti astronomi praticavano riti religiosi  legati al culto del sole, sacrifici e  l'osservazione astronomica  in occasione dei solstizi e degli equinozi, eventi magici che sancivano la morte e la rinascita della natura. Il Cromlech di Paù, si trova in ambito pastorale  a  m. 1024 di altitudine lungo un leggero pendio che domina un vasto orizzonte di grande suggestione sulla Val Nervia che suggerisce un forte legame con l'osservazione astronomica. In parte mutilo, ha la forma  ellissoidale di m. 8x5 ed è stato realizzato attraverso il posizionamento di 18 massi  megalitici ma in origine doveva misurare m. 16x5 con possibilità di accogliere al suo interno 30-40 persone sedute. Lo si intuisce dal  fatto che la metà dei massi mancanti, che probabilmente superano il numero di 15, sono stati rimossi per essere reimpiegati alla base dei muri perimetrali di un vicino casolare.

Il Tempio di Paù si distingue dal Cromelech di monte Abelio per avere al suo interno un altare sacrificale e per essere stato realizzato con  un tema architettonico più evoluto attraverso l'impiego di massi megalitici squadrati a superficie piana aventi funzione di delimitare il perimetro della zona sacra e per essere utilizzati come sedili. Nel panorama della preistoria europea è un tassello importante che si caratterizza per essere il solo Cromlech ad avere al suo interno un altare sacrificale che certifica in modo inequivocabile la sua funzione sacrale e religiosa. In Italia, oltre ai  due  Cromlech scoperti in alta Val Nervia, si registra un solo un'altro ritrovamento di questo tipo di monumento al passo del Piccolo San Bernardo, oggi quasi totalmente privo dei massi che lo componevano.

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