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Politica | 16 maggio 2012, 12:08

Imperia: situazione politica in città nel 'dopo Strescino', nuovo intervento di Indulgenza (PRC)

Imperia: situazione politica in città nel 'dopo Strescino', nuovo intervento di Indulgenza (PRC)

“Il 23 ottobre del 2010, come raccontano le cronache, l'allora sindaco Strescino, presente Claudio Scajola, lesse in piazza, su Calata Anselmi, l’elenco dei consiglieri comunali ‘colpevoli’ di essersi opposti allo sviluppo del porto e della città, scandendone i nomi ad uno ad uno, mentre intorno i presenti gridavano eccitatamente 'buttiamoli a mare' e 'buu' (tutto registrato). Ieri, durante la seconda trasmissione non stop tenuta nel giro di un paio di giorni negli studi di una emittente televisiva locale (tutto registrato), assente Claudio Scajola, l’ex sindaco ha annunciato e assicurato con piglio da condottiero che nella campagna elettorale del suo neonato ‘Laboratorio per Imperia’, denominazione che ricorda un pò il gioco del "piccolo chimico" amato un tempo dai bambini - ogni giorno si faranno i nomi dei 28 consiglieri che, dimettendosi, hanno determinato la sua ‘caduta’. Ci domandiamo: c'è una differenza? Questo disegno politico - il disegno di una aggregazione che si prepari e concorra alle nuove elezioni - per carità, è pienamente legittimo, ma, se si vuole ritenerlo attendibile, bisogna capire che esso era già presente, operante e riconoscibile, nei fatti, da settimane e settimane”.

Lo scrive Pasquale Indulgenza, ex capogruppo del PRC ad Imperia. “Mi ero pubblicamente impegnato, all'inizio dello scandalo porto, a non muovere attacchi all'indirizzo dei responsabili di quello scempio che suonassero troppo personali, per non contribuire, anche solo involontariamente, alla sempre più chiara e montante degenerazione del confronto. Ma qui siamo davvero oltre: a distanza appena di un paio di giorni, l'ex sindaco, che ha subito parlato, in termini tipicamente berlusconiani, di "comunisti" 'complici' della sua 'caduta', veste teatralmente i panni del leader politico, già indossati più volte, con grande disinvoltura, nelle scorse settimane, e subito sciorina in televisione, per ore e ore, il suo programma elettorale. Tutto ciò, in verità, non fa a noi del PRC alcuna meraviglia. E' semplicemente nelle cose, come è sempre stato: stiamo infatti parlando della vicenda, con non pochi, tragicomici risvolti, di un unico, articolato blocco di potere, all’interno del quale ora si danno feroci scontri personali e tra fazioni. Non capirlo ancora e non rigettarlo con nettezza, sarebbe il modo più facile per consentirgli di perpetuarsi, tra un trasformismo e un altro. E' assai grave e piuttosto inverecondo, secondo noi, che, ad appena due giorni dalla chiusura della Consiliatura e del Comune e nel momento dell'arrivo del commissario prefettizio, anziché stare a riflettere più discretamente, con l'umiltà che richiederebbe la  situazione della città, resa gravissima dal malcostume e dal malgoverno che si sono consumati con la storiaccia del porto turistico, interrogandosi sui ruoli politici e amministrativi ricoperti, si vada impudentemente all'arrembaggio, da più parti, dell'obiettivo elettorale, e già si 'calino in acqua', piratescamente, ambiziosi 'vascelli' di ‘liste civiche’, ‘laboratori’ e ‘piattaforme orizzontali’. Imperia avrebbe invece bisogno di meditare e analizzare, nei luoghi veri della politica vera e nella discussione pubblica, il disastro determinato e come riprendersi la propria dignità attraverso la costruzione di una alternativa. Il PRC, per questo, continuerà la propria azione autonoma ed unitaria in città, avendo chiaro che essa non è dietro la porta o realizzabile attraverso scorciatoie o compromessi vili di nessun tipo. Come abbiamo sempre detto, l'alternativa autentica al sistema di potere dominante localmente - che è sintesi di un preciso blocco sociale e di una pervasiva logica di comando e asservimento clientelare - la si fa solo se si sceglie di lavorare in profondità, con la pazienza e la determinazione necessarie, ad un cambiamento della struttura sociale del territorio, dei rapporti di potere e, quindi, della qualità della rappresentanza, non certamente evocando intese 'salvifiche' tra cittadini che si presumono ‘onesti’ e puri, formula in realtà buona per i 'maneggi' più o meno coperti di tutti i demagoghi e i mestieranti, di ieri, oggi e domani, camuffati da innovatori, o, ancora, concependo accordi di tipo politicista e governi sta”.

“L'alternativa autentica – termina Indulgenza - in una una realtà dominata e straziata dalla rendita e dall'affarismo, che ha distrutto il lavoro vivo e le sue prerogative, le attività produttive e i beni comuni, ingigantendo logiche privatistiche e speculative e rovinando la convivenza collettiva, verrà fuori solamente dall'emersione di una soggettività sociale capace di farsi cittadinanza politica protagonista: deve rinascere una nuova, cosciente comunità del lavoro e dei bisogni sociali, del primato del pubblico e dei diritti, e riprendersi il ruolo egemone che le spetta nell'autogoverno del territorio”.

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