| mercoledì 02 maggio 2012, 00:00
Crisi al comune di Sanremo. La maggioranza va a casa.
Dopo 26 ore di ostruzionismo, le dimissioni in massa dei consiglieri. Il filibustering sanremese diventa un caso nazionale ( tutte le foto dei protagonisti)
In provincia sono già molte le amministrazioni comunali guidate da commissari, alle quali presto se ne aggiungeranno altre.
L'unica maggioranza stabile, oltre il limite dell'immobilità, è quella di Sanremo, città che pure nel campo delle gestioni commissariali è quella che può vantarne il maggior numero e la maggiore durata. Nella ex capitale dei fiori e del casinò si è perso il conto dei casi in cui a concludere il mandato è stato un Commissario prefettizio.
In particolare Palazzo Nota, sede dell’amministrazione prima del trasloco a Palazzo Bellevue, è stato il campo di epiche battaglie fra opposizione e maggioranza, di abbandoni dell'aula, di appassionate contrapposizioni e di un paio di filibustering, che hanno attirato l'attenzione della stampa nazionale.

Le foto di questa pagina dell’album appartengono alla seduta record di 26 ore del 3 e 4 ottobre 1964, che costò la poltrona al sindaco ed alla sua amministrazione.
In quella lunga nottata fu accantonata la balzana idea di costruire un mercato dei fiori a Mordibue anche se per una decina d’anni continuò ad operare la struttura di Corso Garibaldi con il caos della circolazione stradale di tutte le mattine, che molti ancora in città ricordano. Sanremo mantiene comunque ancora un non invidiabile primato: è l’unica città al mondo ad aver avuto il mercato all’ingrosso di frutta e verdura in pieno centro.
Ma torniamo alla famosa serata di Palazzo Nota. Quel servizio fotografico costò caro, in particolare a causa della foto pubblicata anche sulla Stampa, ad un indimenticabile personaggio sanremese, il dott Francesco Bronda, sorpreso dall’obiettivo di Alfredo intento a riposare in piena bagarre politica.

La stessa immagine apparve a tutta pagina anche sull'Espresso allora ancora formato gigante, regalando al consigliere comunale una notorietà nazionale, di cui avrebbe volentieri fatto a meno.
"Nonostante i sinceri rapporti di amicizia, il dott. Bronda non mancava mai di rivolgermi il rimprovero di aver stroncato la sua carriera politica con quella foto, ma lo faceva sorridendo...” mi confessa Moreschi illustrandomi le interessanti immagini, che ci riportano ad una politica d'altri tempi e d'altro spessore.
Il dottor Bronda non era l'unico a dormire in consiglio..........

Il giornalista Marco Mascardi riposa un attimo, mentre il pubblico segue
con grande attenzione i lavori del consiglio comunale

l'avv. Francesco Viale, il prof Cugge e l'ing Paride Goya
Usanna Andrea Lolli, il Sindaco Cugge ed il segretario comunale avv. Anfossi

L'opposizione Siffredi Agostino, Donzella Silvio Dian, Gino Napolitamo e Dulbecco

I consiglieri Angelo Assereto ed Erino Lombardi Dulbecco di schiena
Gino Napolitano, l'ing. Maiga e la consigliera Amoretti
l'avv. Roberto Moroni e l'ing. Giancarlo Del Gratta
Da La Stampa-del 4 ottobre 1964
Sciolto il Consiglio di Sanremo dopo una seduta durata 26 ore La maggioranza (de, psdi e «Sole e fiori») abbandona l'aula in seguito all'ostruzionismo della minoranza (pei, psi, pli e msi) che voleva impedire la votazione per il nuovo mercato dei fiori
A mezzanotte è scaduto il mandato dell'attuale amministrazione che non ha così potuto avviare il progetto Stasera alle 23,20 esattamente con quaranta minuti di anticipo rispetto allo scadere dei mandato consiliare che, com'è noto, subentra quarantacinque giorni prima del termine fissato per le elezioni amministrative, almeno per quanto riguarda la validità del voto nelle pratiche che non abbiano carattere d'urgenza,
Il Consiglio comunale di Sanremo è stato sciolto, essendo venuto a mancare il numero legale. in seguito all'abbandono da parte dei consiglieri della maggioranza (de. psdi e «sole e fiori).
Dopo oltre ventisei ore di ostruzionismo), la seduta ininterrotta, si è cosi conclusa, con un altro gesto clamoroso, l'attività di questa amministrazione, che non ha certo avuto vita facile.
Il tour de force dei quaranta consiglieri di Palazzo Nota è stato voluto dalle minoranze missini liberali, socialisti e comunisti che hanno inteso con questa mossa strategica bloccare la pratica del mercato dei fiori da realizzarsi in regione Mordibue.
Con il loro ostruzionismo le minoranze hanno impedito che venisse portata in discussione la pratica relativa al finanziamento e quindi all'affidamento della costruzione dell'opera a una ditta privata, la Meccanotecnica del Cantiere
La costruzione d'un nuovo mercato dei fiori a Sanremo (quello vecchio era stato distrutto durante la guerra da un bombardamento navale) ha costituito per la seconda volta in questi ultimi quindici anni motivo di contrasto grave in seno all'amministrazione cittadina. Ricordiamo infatti come nel '59 l'allora sindaco prof. Asquasciati venne messo in minoranza proprio sulla pratica che riguardava la realizzazione d'un mercato incastonato in un grande «centro dei fiori» e per il quale si erano scomodati architetti e ingegneri di chiara fama mondiale.
Dopo Asquasciati. l'amministrazione dell'avv Fusaro, tutte amministrazioni con maggioranza democristiana e socialdemocratica, riuscì a presentare un nuovo progetto che prevedeva la realizzazione del mercato in una località molto centrale detta di Mordibue.
Le pratiche erano state quasi tutte risolte quand'ecco giungere la proposta d'una grande società privata che sì diceva disposta ad eseguire l'opera.
Il Consiglio comunale era stato chiamato a decidere appunto sulla proposta della società privata, fatta propria dalla Giunta.
Sennonché la minoranza (msi, pli, psi e pci), approfittando del fatto che l'amministrazione presentasse solo ora, ossia con circa quattro anni di ritardo rispetto ai programmi elettorali, la pratica relativa alla costruzione di un mercato dei fiori, ha sabotato l'iniziativa, prolungando fino all'inverosimile i suoi interventi sull'argomento (calendario delle manifestazioni invernali) che precedeva nell'ordine del giorno quello del mercato.
Bivaccando il termine non sembri irriverente, ma in effetti è quanto è stato fatto nel corso di queste 26 ore consiglieri della minoranza e consiglieri della maggioranza (de, psdi, «< Sole e fiori »), hanno lottato, gli uni per trovare nuovi argomenti e prolungare cosi il tempo di discussione e gli altri per vincere la stanchezza che cominciava ad affiorare.
A un certo momento la maggioranza, visti inutili tutti i tentativi dì far recedere i consiglieri della minoranza dal loro atteggiamento, decideva anche di ricorrere ad un tentativo di composizione della vertenza.
Le parti, però, dopo una breve discussione, non sono riuscite a raggiungere l'accordo sperato e la seduta è cosi ripresa. Quando la seduta per legge stava esaurendosi, come abbiamo riferito, ecco il colpo di scena delle maggioranze, che presentavano un ordine del giorno al sindaco in cui veniva denunciato con parole severe l'ostruzionismo operato dalle minoranze, decidendo infine per l'abbandono dell'aula.
Altri casi, di storiche baruffe consigliari che riemergono dai documenti e dai ritagli di giornale allegati parlano di questioni molto più gravi e di veri e propri ribaltamenti come quello del Luglio 1959 perché alla Giunta Asquasciati si sostituì l'amministrazione Anfossi con un raggruppamento eterogeneo di tutte le minoranze che all'epoca fu definito Milazziano dai politologi dei bar locali.
La causa scatenante del rovesciamento fu una spaccatura insanabile nata all'interno della maggioranza che, abbandonando la seduta, sindaco Asquasciati in testa, permise alle opposizioni capeggiate dal mitico Avv. Bobba di proseguirla regolarmente insediando come nuovo Sindaco l’avv Anfossi.
Da LA STAMPA del 28 luglio 1959
Sindaco e 18 consiglieri a Sanremo abbandonano il Consiglio comunale
Una delegazione andrà a protestare dal prefetto dì Imperia • Minaccia di crisi Sanremo, 27 luglio.
Il Consiglio comunale era convocato stasera per discutere numerosi argomenti: alcuni proposti dalla Giunta e altri proposti da una coalizione di 21 consiglieri di tutti i gruppi (socialisti, comunisti, socialdemocratici, missini, indipendenti).I democristiani di fronte a questa coalizione disponevano soltanto del propri 17 voti più altri due del missino Tamponi e del socialista Mascia.
L'uno e l'altro schieramento voleva che fosse data nelle discussioni la precedenza alle proprie proposte. Ne sono nate polemiche violente. I DC sono stati messi in minoranza. Ad un certo punto il sindaco Acquasciati ha testualmente dichiarato: «Il Consiglio si rifiuta di rispettare la legge; non mi sento di continuare a presiedere la seduta in simili condizioni e la sciolgo a norma dell'articolo 8 del regolamento ».
Lo stesso sindaco, 14 DC, Tamponi e Mascia, che si sono schierati a fianco della DC e lo stesso segretario-capo avv. Norcia, per ordine del sindaco hanno allora abbandonato l'aula.L'avv. Nino Bobba, come consigliere anziano, ha assunto la presidenza della riunione e ha inviato un usciere a richiamare il segretario capo, che però non è più ricomparso.
L'avv. Bobba, chiamato a fungere il consigliere indipendente ing. Goya, ha allora elevato una vibrata protesta per la «decisione unilaterale antidemocratica e non motivata» del sindaco.Ha proposto la nomina dì una commissione che si recherà dal prefetto di Imperia per informarlo della protesta; ha dichiarato opportuno non compiere atti deliberativi pure rammaricandosi che la decisione su importanti pratiche quali la costruzione di un sottopassaggio per raccordare direttamente la città al mare; commissione per studiare l'ubicazione del mercato dei fiori, nomina della commissione edilizia debba essere dilazionata.
I 21 consiglieri della nuova maggioranza hanno chiamato a far parte della commissione che si recherà dal prefetto il senatore avv. Secondo Anfossi, il prof. Bobone e il rag. Formaggini; hanno approvato all'unanimità il verbale subito steso dall'ing. Goya, e infine hanno sciolto la seduta. Viva è ora l'attesa per la decisione che potrà eventualmente assumere l'autorità prefettizia.
Fra le altre occasioni di scontro e di filibustering si segnala quello della bocciatura di “Sanremo mare”, un grandioso progetto che prevedeva la penetrazione a mare davanti a Corso Mombello e la costituzione di un terrapieno sul quale sarebbero sorti grattacieli e strutture turistiche.
Una tentazione che periodicamente assale gli amministratori della città, che oggi a causa della crisi si divertono con l’erba sintetica ed il restyling delle piazze.

Da LA STAMPA del 28 settembre 1961.
( Due sere di animatissimo discussioni, bocciatura finale)
Il progetto "Sanremo-mare,, non si farà E' stato respinto dal Comune per 18 voti a 16
I consiglieri d.c. hanno votato in tre maniere diverse, a favore, contro e scheda bianca. E' prevalsa la tesi dei socialcomunisti: lo spostamento della linea ferroviaria, le difficoltà d'approvvigionamento idrico e la necessità di costruire edifici molto alti hanno fatto preferire la tesi «attendista»
Sanremo, giovedì sera. Due serate-fiume ha dedicato il Consiglio comunale della nostra città all'esame del progetto Sanremo-Mare (che in definitiva è stato bocciato) ampiamente illustrato da Stampa Sera 15 giorni fa.
Si trattava di ricuperare sul mare mezzo milione di metri quadrati di terreno, con il riempimento di una ampia striscia costiera estesa dal porto al Tiro a volo e di costruirvi sopra un complesso residenziale e balneare fornito di ogni moderna attrezzatura turistica; zone verdi, costruzioni edilizie, spiagge, moli e di una grande arteria lungomare a doppia sede, destinata a risolvere il problema della viabilità cittadina. Il progetto, ideato dagli ingegneri Camus e Santagostino, Melanconico, era stato presentato dalla Società Sanremo-Mare circa un anno fa ed aveva allora ottenuta una approvazione preliminare. Una apposita commissione, formata da consiglieri di ogni colore politico, lo aveva poi studiato, proponendo delle modifiche in ordine alla riduzione dei volumi edificabili e chiedendo alla società un contributo di due miliardi per il trasporto della ferrovia a monte, nonché la costruzione gratuita di un grande stabilimento nella zona dell'Imperatrice.
La società aveva aderito ad un solo punto, quello del contributo per la ferrovia, riducendone l'importo ad un miliardo e duecentomila lire. Il progetto è tornato martedì sera al Consiglio per l'approvazione di massima, ottenuta la quale si sarebbero dovuti trattare i termini della convenzione fra Sanremo-Mare ed il Comune per l'attuazione.
Senonché, durante questi ultimi tempi, è stata fatta una vivace campagna pro e contro Sanremo-Mare.
Contro erano notoriamente i consiglieri socialcomunisti e qualche floricoltore e albergatore; favorevole il gruppo di maggioranza de. ed i suoi fiancheggiatori.
Ma erano poi sorti dissensi nelle correnti dello stesso gruppo DC. per cui, fino all'ultimo istante, ieri sera non era possibile fare un pronostico sull'esito della votazione. Gli oppositori, anche i DC dissidenti, hanno adoperato pressoché gli stessi argomenti. Tralasciando quelli inerenti a interessi di categoria, riferiamo invece quelli che ci sono sembrati più validi.
Il primo è la ferrovia che chiude con una cintura di ferro il Lungomare e chiude quindi la nuova zona residenziale isolandola quasi dal resto della città - una clientela che è la più doviziosa esistente.
E' nato cosi io slogan: « Montecarlo, la città balneare più moderna del mondo, all'egida della dinastia più antica». Sanremo, è lapalissiano, benché tanto più grande, non è Montecarlo, e soprattutto è assai meno audace.
Dopo tante accese discussioni, protrattesi per due sere fino alle ore piccole, il progetto di massima di Sanremo-Mare è stato respinto con 18 voti contro 16 e due astensioni (i consiglieri DC sono stati messi in minoranza da due dei loro, mentre due altri si sono trincerati dietro l'astensione).
E' prevalsa la teoria dell'uovo oggi anziché la gallina domani. Ma, a consolazione dei delusi, ci risulta che giacciono vari altri progetti presso il Comune: altri sogni nel cassetto, che aspettano di venire alla luce.
Richiesto come pregiudiziale il trasporto della ferrovia a monte, argomento validissimo sia in sede turistica sia in sede urbanistica e sociale.
Altre vivaci opposizioni si sono elevate contro l'edilizia del nuovo complesso che prevede costruzioni alte 36, 42 e perfino 81 metri. , Questa edilizia verticale, necessaria per remunerare l'alto costo dell'opera (una trentina di miliardi) avrebbe tolto la visuale del mare alle costruzioni di secondo piano e deturpato il panorama.
Qualche consigliere ha molto insistito sul problema dell'approvvigionamento idrico mentre l'acqua è già scarsa per la popolazione attuale. Le discussioni hanno avuto punte di vivacità addirittura drammatiche e le polemiche si sono accese fin quasi alla incandescenza.
I sostenitori di Sanremo-Mare, va ammesso, non hanno saputo validamente opporre agli oppositori argomenti favorevoli al progetto. La città aumenta rapidamente e si avvia ormai al traguardo dei centomila abitanti. Le sue attuali attrezzature sono insufficienti e sorpassate ed il turismo in decadenza. Andrebbe rilanciato, con l'occhio teso all'avvenire, non certo soffermandosi sugli inconvenienti che un complesso così importante di lavori fatalmente recherebbe per vari anni al pacifico svolgimento della vita cittadina.
Il Comune non ha mezzi finanziari per provvedere da sé alle indispensabili attrezzature, deve perciò raccogliere, quando se ne offre l'occasione, il capitale privato che possa costruire in sua vece, con vantaggio reciproco.
In pratica si sarebbe trattato di fare qui, in grande, e procedendo per zone, ciò che in piccolo e nella sola ansa del Larvotto, sta facendo Montecarlo: trasporto della ferrovia, creazione di una grande arteria di transito e di una passeggiata a mare, costruzione di un complesso residenziale e turistico ad alto livello e ad alto rendimento.
La costruzione «verticale» a Montecarlo è prevista come «necessaria », data l'esiguità di territorio del Principato e, anzi, la costruzione di qualche grattacielo in quella zona è parso un elemento di curiosità e di attrazione per Maria Rossi






















