| sabato 28 aprile 2012, 14:00
Liguria a tavola attraverso i suoi Menu
La mostra della collezione di Domenico Musci al Palafiori dal 28 aprile al 1 maggio
Fino al 1 maggio, al Palafiori sarà possibile ammirare una parte della collezione dei Menù di Liguria di Domenico Musci.
Nato a Caselle (TO) nel 1942, è stato un pittore, uno scultore di “cose” di cucina.
Collezionista di oggetti e documenti legati alla quotidianità che ha proposto attraverso mostre, cataloghi e libri con l’intenzione di mantenere viva la memoria di una cultura sconosciuta al grande pubblico.
Si è segnalato in particolare per la collezione di “Insegne”, di “Civiltà del legno”, di “Menu” e di “Ladri di cucina”. Autore di libri di successo come L’Italia a tavola attraverso i menu, 100 anni di menu… nelle Valli di Lanzo e Canavese con ricette d’epoca: Dalle vecchie insegne da Torino alle Valli di Lanzo e Canavese; Abbuffate Reali; Credere, Obbedire, Cucinare; Osteria e Menu storici di Caselle Torinese; Oggetti della Memoria e nel 2011 coautore di 365 volte Piemontese. Da quarant’anni è redattore del mensile casellese “Cose Nostre”, i suoi articoli, sono apparsi sulle riviste “Appunti di gastronomia”, “Civiltà della tavola”; Vice presidente dell’Associazione Internazionale Menu Storico. Membro del Centro Studi Territoriale del Piemonte dell’Accademia Italiana della Cucina.

Un personaggio straordinario, con cui ho avuto il piacere di collaborare l'anno scorso al "Calendario celtico" e negli ultimi mesi a questa originale collezione dedicata ai menù di Liguria. Insieme abbiamo progettato e pensato a questa esposizione. Purtroppo un destino crudele non gli permette di essere presente oggi. Sono oltre 40 gli oggetti della sua collezione per un periodo compreso fra il 1898 ed il 1948.

"E’ certamente inusuale - come egli ha scritto nella presentazione della mostra - percorrere la Liguria lungo l’arco di un secolo attraverso i suoi Menu, ma è un modo che ci permette di conoscere la gastronomia e la socialità di una Regione nei suoi “momenti di festa”. Per la gastronomia non mancano i ricettari di cucina antichi e nuovi che tramandano le tradizioni culinarie dai ben noti testi della seconda metà dell’ottocento: “La cuciniera genovese ossia la vera maniera di cucinare alla genovese” di G.B. Ratto e “La vera cuciniera genovese facile ed economica” di Emanuele Rossi.
Il Menu è un testimone inconfutabile, il più fedele in assoluto dello svolgimento del pranzo, avvalorato dalla data, dall’occasione, dal luogo, attestando sia la successione, sia il termine esatto delle portate. Le occasioni sono le più varie, dal pranzo di nozze al festeggiamento di un’onorificenza, dal congresso al raduno sportivo, dalla conferenza scientifica all’inaugurazione di un edificio, dai raduni universitari a quelli militari.

Persino la decorazione dei cartoncini interpreta la grafica del proprio tempo con una prevalenza nel periodo della nostra documentazione d’inizio del secolo novecento, dell’innovativo stile liberty, conosciuto anche come Art Nouveau in Francia, Jugendstil in Germania e con l’appropriato termine di Floreale in Italia. Può essere interessante leggere la storia “minima” a tavola attraverso i Menu, è una storia reale, veramente vissuta, di tante categorie sociali. Non la storia importante che conosciamo dai libri di storia, ma quella della popolazione normale, che in rare occasioni conosce “momenti di festa”, ed è un modo di conoscere il territorio e le occasioni sociali nel suo aspetto più autentico.
Il professor Alberto Capatti, Rettore Università di Scienze Gastronomiche, in una sua recente presentazione aveva definito i Menu come i “ Tarocchi della tavola” per la loro complessità d’interpretazione nel rapporto di cibo e ambiente e non semplicemente “carte” da collezione. Hanno il valore di autentici documenti da conservare per contribuire a conoscere la cultura che ci è stata tramandata e che ha influenzato i gusti, i consumi, le produzioni alimentari fino ai giorni nostri."
Se passerete dal Palafiori in questi giorni avrete la possibilità di osservare queste bellissimi oggetti della sua collezione e di leggere i suo commenti, sempre precisi e puntali, scritti con rigore scientifico intrecciato ad una ironia leggera ed intelligente. Chi lo ha conosciuto, ricorda con piacere le sue battute ed il suo sorriso.
Senza di lui, la sua conoscenza e competenza, tutto è oggi più difficile.
Per chi lo ha conosciuto ed amato, uno dei modi per ricordarlo è proprio quello di continuare la sua opera. O almeno di provarci.













Claudio Porchia