PERSONAGGI E CULTURA | domenica 29 gennaio 2012, 06:00
Il mare forza sette “si inchinava” al Padron Angelo Santo Pesante, Lupo di mare della marineria sanremese. “Maestro” di Garibaldi specializzazione salvare navi nelle tempeste .
Giugno 1848. Il brigantino “Speranza”, al comando del camogliese, capitan Gazzolo, solca a vele spiegate lo specchio del Mediterraneo, che già si incontra con le prossime onde tirrene, verso la Costa Azzurra. Gli ottancinque uomini che Gazzolo porta, fremono di impazienza attorno al futuro Eroe dei due Mondi. La navigazione procede regolare: “ina maina ch’a pà d’oriu” (sul mare che sembra olio). Ecco appare un veliero, si avvicina alla “Speranza”. Sbuca dal cabotino un marinaio e col megafono urla quattro frasi, quattro scintille:” Milano è insorta... gli austriaci sono in fuga... l’Italia è insorta... viva la libertà... il veliero si allontana e scompare.
Sul ponte della Speranza un urlo possente si propaga sul mare:” Viva l’Italia. Viva Garibaldi. Sono gli uomini della Legione di Montevideo, che agli ordini di Garibaldi si erano messi alla testa della insurrezione Brasiliana, sono i proscritti del 1821, i disertori del 1830, i banditi della reazione austriaca e borbonica: Ramoino, Rodi, Peralta, Grafigna, Cucelli, Marocchetti, Montaldi, Anzani e Sacchi... Orano ritornano in patria. Sono quasi tutti Liguri. Il 23 giugno la Speranza attracca al porto di Nizza. Dopo dodici anni d’ esilio Garibaldi rivede la patria, la casa e la famiglia.
Certamente rimembra quando a quindici anni scappò da casa per tentare la fortuna su una barca in quel di Genova. Suo padre, “padron” Domenico a malincuore, su quel molo lo imbarcò come mozzo sul brigantino “Costanza” comandata da un giovane lupo di mare sanremasco il capitano Angelo Pesante. “Oh. Come tutto è abbellito dalla giovinezza, ardente di lanciarsi nelle avventure dell’incognito! Come eri bella, o “Costanza”, su cui dovevo solcare il Mediterraneo, per la prima volta! Gli ampi tuoi fianchi, la snella tua alberatura, la spaziosa tua tolda e sino il tuo pettoruto busto di donna rimarranno impressi sempre nella mia immaginazione! Come dondolavasi graziosamente quei tuoi marini sanremesi, vero tipo de’ nostri intrepidi Liguri.” Nel suo primo viaggio Garibaldi, che aveva quindici anni, andò fino ad Odessa. Eccolo iniziare la sua vita di bordo. Per ora scoperà la camera, passerà ore al timone, imparerà l’arte di governare una nave, apprenderà a cucire le vele, a manovrarle. Studierà sotto al guida del Pesante a tracciare la rotta. E’ Garibaldi stesso afferma che ebbe la fortuna di iniziare la sua carriera sotto un capitano abilissimo: Angelo Pesante di Sanremo:” Il miglior capitano ch’io abbia conosciuto.” di questo suo primo maestro di navigazione, Garibaldi, già salito in alta reputazione, serberà poi sempre un ricordo pieno d’affetto, di gratitudine, di stima. Per noi sanremesi, capitan Pesante è quasi un illustre sconosciuto, se non fosse per una strada che porta il suo nome. Angelo Santo Pesante nacque a Sanremo il 1 novembre 1799 da Alessandro e Anna Giordano. Suo padre era capitano di lungo corso e discendeva da una famiglia di marinai sanremesi, continuò la tradizione dei suoi avi imbarcandosi sui “bovi” della marineria sanremese. Convolò a nozze con Teresa Rossi ed ebbe un figlio, Alessandro, morto a l’età di ventitré anni.
L’8 aprile 1825 gli fu rilasciata la patente di capitano di seconda classe. Secondo il regolamento del 1816 abilitava a navigare al “Gran Cabotaggio” cioè a navigare oltre che il Mediterraneo anche il Mar Nero, da una parte, e fino a Lisbona dall’ altra parte.
Agli inizi del 1843 fu promosso capitano di “Prima Classe”. Per oltre un decennio il Pesante fu capitano della “Costanza”. Questa nave naufragò il 12 dicembre nelle acque fra la Morrea e la Sicilia. Non possediamo una foto del Pesante, ma dal suo libretti di matricola sappiamo che aveva gli occhi scuri, naso regolare, viso tondo, capelli neri, colorito bruno, ma sappiamo dei suoi innumerevoli salvataggi.
Nel 1842 mise in salvo due “leudi” spagnoli. Il 1” gennaio 1843 si distinse nel naufragio del tre alberi francesi “La Merola”. Nello stesso inverno il Pesante ebbe a salvare gli equipaggi di due navi spagnole, offrendo loro ospitalità nella sua casa. Il 4 novembre si prodigherà per recare soccorso a un altro veliero francese incagliato; il “Marie Josephine”. Per questi atti d’ abnegazione la Regina di Spagna Isabella II, lo nominò Vice Console di Spagna a Sanremo, gli conferiva la “Cruz de Caballero de la Real Orden Americana de Isabel la Cattolica”.
Il re di Francia Luigi Filippo gli conferì la medaglia d’oro e Re Carlo Alberto una medaglia d’onore della Marina in argento. Circondato da fama di valoroso, non solo in Liguria, ma anche all’estero, il capitano Pesante aveva sempre ospitalmente aperta la sua casa di Sanremo ai profughi politici, e molti di essi dovettero a lui lo loro salvezza. Il suo nome però e indissolubilmente legato a quello dell’Eroe dei due Mondi, che non dimenticò mai il suo maestro e amico. Chi conosce altre lettere di Garibaldi, pur sempre tanto espansive, sente in quelle indirizzate al suo capitano qualcosa d’insolitamente affettuoso e devoto. Non possiamo ricordare la sera del 22 settembre 1849 (che chi sostiene che fosse il 26 settembre) Garibaldi giunge inaspettato a Sanremo, ospite gradito del suo capitano, in via Gaudio. La voce del suo arrivo si diffonde subito. Gran folla si raduna davanti alla casa del Pesante.
La Guardia Nazionale vi monta guardia d’onore. Garibaldi parla al balcone tra i frenetici applausi della popolazione sanremese. E quando dovrà prendere nuovamente la via dell’esilio, non può lasciare l’Italia senza rivolgere ancora un pensiero ed un saluto al suo capitano:” Diletto Amico, non vi mando altro che un addio, a voi ed all’amabilissima vostra famiglia, a cui tanto obbligo io devo di gentilezze. Io parto domani per Tunisi e bramo una vostra lettera. Saluti all’eccellente nostro Massabò ed amate che tanto vi ama. “













Lui Cerin