Mercoledì scorso, presso l’Hotel Paris di Sanremo, il Soroptmist Club di Sanremo presieduto dalla Prof. Lucinda Buia Giuliano ha partecipato ad una interessante relazione tenuta dall’Architetto Roberta Cento Croce, Past President del Club matuziano ed il fotografo Signor Alfredo Moreschi sul tema 'Il Principe Amedeo: Un illustre ospite di Sanremo ed un Teatro fantasma'.
Il Teatro Sanremese, edificato nel 1875, fu dedicato al Principe Amedeo Ferdinando Maria di Savoia (1845-1890), duca di Aosta, re di Spagna, terzogenito di Vittorio Emanuele II e di Maria Adelaide, arciduchessa d’Austria che trascorse alcuni anni in Riviera a causa della salute cagionevole della moglie, Maria Vittoria Dal Pozzo, principessa di Cisterna d’Asti, deceduta in Sanremo a soli 29 anni lasciando tre figli ancora piccoli, e ricordata per le sue doti di generosità e bontà tali da meritare l’appellativo di “Regina della Carità”.
Il Teatro fu edificato nel terreno adibito a vasto agrumeto adiacente al Palazzo Borea d’ Olmo grazie ad una donazione al Comune da parte di Antonio Maria Borea d’Olmo (secondo altre fonti acquistato all’amministrazione locale) a condizione che fosse dedicato all’illustre ospite di Sanremo. Questo agrumeto, peraltro, ha abbellito il Palazzo sin dalla sua costruzione, nel Seicento, e le sue vaste proporzioni sono ben documentate sia dalle cartine topografiche del cartografo genovese Matteo Vinzoni (1690-1773) sia dalle foto dell’archivio storico del signor Moreschi. La storia di Sanremo è strettamente condizionata dalla coltivazione dei agrumi, quale fonte di sostentamento degli abitanti locali, mezzo terapeutico di prevenzione dello scorbuto per i marinai durante le lunghe navigazioni e molto ricercati, per la pregevole qualità, dai rabbini ebrei in occasione della festività del Sukkot; si racconta inoltre che i viaggiatori per mare riconoscevano di essere giunti in Sanremo per la gradevole percezione olfattiva del profumo di limone sparsa nell’aria.
Il progetto del teatro Principe Amedeo fu elaborato dall’Architetto Giovanni Grasso di Genova nello stile neoclassico con ridondanti decorazioni esterne ed interne ed aveva una platea capace di contenere 500 persone, 5 file di panche tappezzate, 56 poltrone numerate, un loggione di 500 posti e una doppia fila di palchi; il prezzo complessivo dell’edificio si aggirò attorno a 200 mila lire. Nell’elegante e maestoso teatro, completato nel 1887, si esibirono i più celebri artisti e compagnie dell’epoca; fu sede di veglioni, di intrattenimenti musicali, di manifestazioni politico-sociali e sportive, di eventi a sfondo benefico e di spettacoli di elevata qualità, molto apprezzati sia dai Sanremesi che dai numerosi turisti ed amanti della Riviera. Il Teatro Sanremese dedicato al Principe ebbe grande fortuna e segnò la storia culturale della città. Fu distrutto durante un bombardamento nel 1944 e rimase indenne solo una facciata che fu demolita in seguito. La grande passione dei cittadini Sanremesi per lo spettacolo ed il Teatro è dimostrata dall’esistenza di un altro teatro presente prima della costruzione del Principe Amedeo - il Teatro Chiarle- edificato tra il 1790 e il 1799 da un frate, Don Andrea Chiarle : “ un prete, che viveva a Sanremo sullo scorcio del secolo XVIII che amava svisceratamente le rappresentazioni teatrali e vietandogli la Curia d’andar a zonzo per teatri, che del resto al suo tempo non ce n’era a Sanremo, egli pensò di farselo nella casa propria, alfine d’averlo a tutto suo bell’agio”(cit. Cesare da Prato). Il Teatro Chiarle era ubicato in fondo a Via Gaudio “ ..posizione totalmente al mare e niente comoda al centro della Città- (che all’epoca corrispondeva con la popolosa Pigna)”.
I numerosi partecipanti alla serata hanno molto apprezzato il tema trattato dai due Relatori, documentato dalla pregevole iconografia fotografica del Signor Moreschi, che ha enfatizzato l’importanza sociale dei luoghi di aggregazione come il teatro, sede ideale per trascorrere momenti di evasione, di studio, di confronto e di piacevole intrattenimento ed inoltre ha sottolineato il valore “magico rettangolo”(la fotografia), strumento di conservazione e di memoria per la trasmissione di eventi che hanno segnato la vita di una comunità e meritano di essere conosciuti dai contemporanei e tramandati alle generazioni future.




