SALUTE E BENESSERE | martedì 20 dicembre 2011, 06:15
La donazione di organi: una sorgente di vita per l'umanità.
Questa settimana abbiamo come ospite il Presidente Italiano dell’AIDO, ovvero dell’Associazione Italiana Donatori Organi. Siamo molto vicini al Natale e tutti siamo indaffarati nel ricercare il regalo giusto, tra manovre, soldi contati ed incertezza globale.
L’unica certezza che ci rimane però è una sola, profonda, che nasce dal cuore e dell’anima, non solo a Natale ma tutto l’anno: donare, in questo caso donare organi, perché donare vita a chi l’ha vita purtroppo lo sta lasciando è segno di civiltà, di grande generosità e la volontà di dire e pensare che con la morte non finisce tutto: pensare che il cuore di un nostro caro possa vivere in un’altra persona è un concetto pesante da accettare, ma una volta capito, sia bellissimo. Ora lascio la parola al Sig. Presidente il Dott Passarelli Vincenzo che nelle poche righe che gli ho imposto, saprà al chiarire alcuni importanti concetti.
…..La cultura della donazione di organi è un aspetto da coltivare col massimo dell'attenzione, perchè donare gli organi significa aiutare l’umanità e garantire il diritto alla salute. Il trapianto di organi oggi non è una sperimentazione ma un programma terapeutico consolidato, al quale i pazienti hanno diritto. La rete nazionale risponde a questa esigenza: la qualità dei trapianti è la migliore a livello europeo e sta anche aumentando il successo: mediamente, a 5 anni, 85% dei casi. È una terapia che ridà un’ottima possibilità di vita. I pazienti che attualmente hanno bisogno di un organo in Italia, sono circa 9.000. I trapianti effettuati poco meni di 3.000. Molto c’è quindi da fare per ridurre drasticamente le liste di attesa e per rispondere adeguatamente ai bisogni dei trapianti. Da parte delle Istituzioni sanitarie regionali c’è bisogno di una maggior volontà politica per portare a una migliore gestione delle attività e delle strutture di prelievo e trapianto di organi tessuti e cellule.
Ma è importante anche la partecipazione solidale della popolazione. Ognuno di noi dovrebbe porsi l’interrogativo: cosa posso fare per contribuire a risolvere il problema? La risposta a questa domanda è molto semplice: non rifiutare il prelievo degli organi e diffondere la cultura del trapianto. Immediatamente si può domandare: perché devo farlo? La risposta è una sola: per umana solidarietà. E sulla solidarietà occorre fare alcune precisazioni. La prima è che in ogni azione solidale c’è chi da e chi riceve. Quando stiamo bene pensiamo di dover sempre dare. E questo, a volte, ci infastidisce. Proviamo, ogni tanto, a metterci nelle condizioni di chi deve ricevere: è facile disquisire in modo astratto su morte encefalica, coma od altro se si sta bene, ma in che condizioni saremmo se dal trapianto dipendesse l’unica occasione di vita per noi o i nostri cari? E, ricordiamo che non possiamo prevedere il futuro e in questa situazione potremmo trovarci: gli altri, quelli che hanno bisogno, potremmo diventare noi.
La seconda, riguarda la solidarietà che si esprime con la donazione in campo sanitario: sangue, midollo osseo, organi, tessuti. Permette di salvare vite umane , ma svolge anche l’importante ruolo di garantire alla gente il diritto alla salute. Non è una novità affermare che la salute è costosa. Farmaci, esami, visite specialistiche incidono sempre più sulla spesa delle famiglie. Molte cose, per fortuna, sono ancora gratuite. Nessuno di noi, ad esempio, ha mai avuto problemi di trasfusioni per interventi chirurgici o malattie. La solidarietà di milioni di donatori che continuamente mettono il loro sangue a disposizione di chi ne ha bisogno ci permette di disporre gratuitamente di questo importantissimo elemento. Lo stesso vale per il trapianto. Ma nonostante l’aumento delle donazioni registrato negli ultimi anni, attualmente non è possibile garantire un trapianto a tutti i pazienti in lista di attesa. Sono ancora molti coloro che ricorrono ai centri di trapianto di Regioni più organizzate affrontando problemi, non solo economici, ma anche di tipo sociale. Questo non è giusto: sul piano della salute dovremmo avere tutti uguali possibilità di essere curati adeguatamente e nella nostra Regione. Queste sono le motivazioni che dovrebbero spingerci a donare ed a diffondere la cultura del trapianto degli organi: garantire a tutti il diritto alla vita, sapendo che la donazione di organi o tessuti non toglie nulla a chi dona ma lo arricchisce dal punto di vista sociale, morale e culturale.
Come si manifesta la volontà di donazione
Il principio del silenzio assenso informato (capo II, legge 1 aprile 1999, n.91) non è ancora applicato, in quanto non è stata ancora costituita un’anagrafe informatizzata dei cittadini assistiti dal Servizio Sanitario Nazionale che permetta la notifica ad ogni cittadino, da parte di un Pubblico Ufficiale, di un modulo per la dichiarazione di volontà in cui si informa lo stesso che, in mancanza di una esplicita dichiarazione, si presume il consenso alla donazione. In questo periodo transitorio la legge stabilisce il principio del consenso o dissenso esplicito, per cui a ogni cittadino maggiorenne è data la possibilità di dichiarare validamente la propria volontà:
1 - presso gli appositi sportelli delle Aziende sanitarie e dei Comuni;
2 - con la tessera dell’A.I.D.O.
3 - con una dichiarazione in carta libera completa di tutti i dati personali datata e firmata e da portare sempre con sé;
4 - con il tesserino blu inviato dal Ministero della Sanità nel maggio 2000 e le tessere delle Associazioni dei pazienti, da portare sempre con sé;
In mancanza di una esplicita dichiarazione espressa in vita, i familiari (coniuge non separato o convivente more uxorio o figli maggiorenni o genitori) possono presentare opposizione scritta al prelievo durante il periodo di accertamento di morte. L’opposizione non è consentita se dai documenti personali di cui sopra o dalle dichiarazioni depositate presso le ASL di appartenenza e l’A.I.D.O., risulta che il soggetto abbia espresso volontà favorevole al prelievo di organi e tessuti. Il prelievo non ha luogo se viene presentata una dichiarazione del potenziale donatore, contraria alla donazione, successiva alla precedente dichiarazione favorevole.
IL TRAPIANTO DI ORGANI E TESSUTI
Per trapianto si intende il trasferimento in un soggetto “ricevente” di un organo o tessuto prelevato da un soggetto “donatore”. Gli organi che attualmente si trapiantano sono: il rene, il cuore, il fegato, i polmoni, il pancreas, l’intestino. Mentre i tessuti che più comunemente vengono trapiantati sono: le cornee, il tessuto osseo, il tessuto cutaneo, le valvole cardiache, i segmenti vascolari.
Trapianto di rene
Ogni anno circa 5.000 persone vengono colpite da insufficienza renale cronica. Questa malattia è contrassegnata da una serie di alterazioni metaboliche che possono mettere immediatamente in pericolo la vita oppure produrre danni ad organi o disturbi al paziente, che sono comunque, a lungo termine, potenzialmente fatali. La dialisi risolve con buona approssimazione il primo gruppo di problemi mantenendo la vita a prezzo di grossi disagi. Il trapianto di rene è in grado di guarire o tenere sotto controllo anche il secondo gruppo di problemi. In altre parole, la dialisi permette la sopravvivenza, il trapianto restituisce la persona ad una vita normale (nel 90,6% dei casi i pazienti italiani sottoposti a trapianto di rene lavorano o sono nelle condizioni di farlo).
Trapianto di cuore
E’ un trapianto salva vita. Le malattie del cuore, che rendono indispensabile il trapianto, sono quelle che portano ad una dilatazione e a uno sfiancamento del muscolo cardiaco, con diminuzione della capacità di pompa, dapprima durante uno sforzo fisico e, in seguito anche a riposo (miocardiopatie di varia origine e malattie delle valvole cardiache). Nel 91,7% dei casi i pazienti italiani sottoposti a trapianto di cuore lavorano o sono nelle condizioni di farlo.
Trapianto di fegato
Anche questo è un trapianto salva vita. Infatti molte malattie epatiche (epatiti croniche aggressive, cirrosi biliari primarie, cirrosi alcoliche, tumori primitivi, atresia delle vie biliari) che evolvono verso una grave insufficienza epatica e che non si possono curare con le terapie mediche tradizionali, hanno come unica alternativa il trapianto, per rimpiazzare il fegato seriamente danneggiato. Nel 66,6% dei casi i pazienti italiani sottoposti a trapianto di fegato lavorano o sono nelle condizioni di farlo.
Trapianto di polmone
E’ possibile il trapianto di polmone singolo, dei due polmoni o del blocco cuore - polmoni contemporaneamente. Di questa terapia possono giovarsi i pazienti con insufficienza polmonare irreversibile o con malattie combinate del polmone e del cuore.
Trapianto di pancreas
Di questa terapia possono giovarsi pazienti affetti da diabete giovanile insulino dipendente e che presentano spesso anche insufficienza renale cronica. Questo tipo di trapianto è spesso associato al trapianto di rene.
Trapianto di intestino
E’ indicato in tutti i pazienti che abbiano subito la quasi totale resezione dell’intestino tenue e che sopravvivono solo grazie alla nutrizione artificiale totale.
Trapianto di tessuti
Le cornee possono essere trapiantate in pazienti soggetti a patologie degenerative (cheratocono), congenite, infiammatorie, traumatiche (ferite perforanti, ustioni).
L’osso è di importanza vitale nei trapianti impiegati in operazioni volte a ridurre il dolore dei pazienti e a migliorare o ripristinare la mobilità.
Le valvole cardiache possono essere trapiantate per migliorare o salvare la vita dei pazienti, tra cui bambini nati con malformazioni cardiache.
La cute può aiutare a salvare individui che sono stati vittime di ustioni estese (grandi ustionati).
I segmenti vascolari possono essere utilizzati in pazienti con malattia aterosclerotica severa al punto da porre a rischio la vitalità di un arto.
STORIA DEI TRAPIANTI
La possibilità di prolungare la vita o di ridare salute o giovinezza attraverso la sostituzione di organi o tessuti malati con organi e tessuti sani, prelevati da soggetti appartenenti alla stessa specie o a specie differenti ha stimolato la fantasia popolare da sempre. Se ne trova traccia nella mitologia, in numerose leggende e in rappresentazioni artistiche. La nascita dei trapianti viene fissata dalla tradizione nel III secolo d.C., quando i santi Cosma e Damiano compirono il miracolo di sostituire la gamba del loro sacrestano, andata in cancrena, con quella di un uomo deceduto poco prima. La storia scientifica dei trapianti d'organo, invece, ha inizio nel 1902, quando un chirurgo di nome Alexis Carrel mise a punto la tecnica per congiungere due vasi sanguigni. Utilizzando questa tecnica furono eseguiti i primi trapianti di cuore e di rene su animali. Il primo ostacolo che questi pionieri dovettero affrontare fu il rigetto: l'organismo ospite rifiutava i tessuti e gli organi estranei. Duramente la II Guerra Mondiale, il dottor Peter Medawar, eseguendo innesti cutanei in pazienti gravemente ustionati nei bombardamenti di Londra, dimostro che l'incompatibilità era di origine genetica. I risultati di questi studi portarono l'èquipe del Prof. Murray il 23 dicembre 1954 ad eseguire il primo trapianto di rene fra gemelli identici. Negli anni successivi furono eseguiti un gran numero di trapianti da donatore vivente, soprattutto negli Stati Uniti, con risultati soddisfacenti.
Nel frattempo si erano compiuti esperimenti di trapianto di reni da soggetti appena morti: il cosiddetto trapianto da donatore cadavere. Nel 1965 si raggiunse la certezza che questo tipo di intervento era possibile e centri di trapianto renale si aprirono in tutto il mondo. Da allora questi interventi furono effettuati in numero sempre maggiore e con sempre migliori risultati, fino a diventare operazioni di routine. Nel 1963 furono eseguiti il primo trapianto di fegato dal Prof. Starzl e il primo di polmone dal Prof. Hardy. Nel 1966 i Prof. Kelly e Lillehei eseguirono il primo trapianto di pancreas e nel 1967 il Prof. Barnard sostituì il primo cuore. I successi ottenuti in questi campi hanno generato grande entusiasmo e grandi speranze sulle potenzialità del trapianto.
IL RIGETTO
Quando il nostro organismo viene aggredito da batteri, virus, altri microrganismi o da corpi estranei scatta un meccanismo di difesa validissimo: il sistema immunitario. Si attiva quando riconosce la particella o la sostanza introdotta come estranea, non facente parte dell’organismo. Con particolari cellule, i linfociti, e proteine prodotte in modo specifico per ciascun aggressore, gli anticorpi, neutralizza le sostanze nocive ed elimina gli elementi dannosi. Questa situazione può verificarsi anche quando trapiantiamo un organo: il sistema immunitario non lo riconosce, lo aggredisce e si ha il rigetto. Questo fenomeno si verifica anche con il sangue per cui da molti anni si sono definiti i gruppi sanguigni secondo il sistema chiamato A B 0: si trasfonde solamente a persone dello stesso gruppo del donatore. Per poter realizzare con successo i trapianti di organo si è operato nella stessa direzione e si sono identificati gli antigeni del sistema HLA , sigla che deriva dalle iniziali inglesi delle parole “Antigeni Leucocitari Umani”. È un sistema molto più complesso di quello precedente in quanto comprende decine di elementi. Mentre per il sangue le combinazioni possibili sono 4 (gruppo A, B, AB, 0), per il sistema HLA sono parecchie decine per cui è poco probabile avere un’identità immunogenetica tra donatore e ricevente (1 su 1-2 milioni). Per realizzare con successo un trapianto di organo è sufficiente una buona compatibilità. E’ difficile percentualizzare, ma per avere un’idea generale basta ricordare che su una lista d’attesa di 800 pazienti di gruppo 0 si trovano solo 50 – 60 persone compatibili con il donatore……….
Ringrazio tantissimo il Dott. Passarelli per averci dato un po’ del suo tempo, e mi auguro che se, anche solo una persona stia ripensando che Donare Organi Sia Donare Vita, il mio, il nostro compito è riuscito.
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Disclaimer: tutti gli articoli da me redatti, basano il loro contenuto su studi certificati, sull’evidence based nursing e su articoli dei più importanti journal mondiali. Non c’è un’interpretazione personale, e non ci si vuole assolutamente sostituire alla diagnosi medica: essa è unica ed imprescindibile, così come l’ approccio terapeutico.













Roberto Pioppo