| mercoledì 30 luglio 2014 15:06

| mercoledì 12 ottobre 2011, 12:00

Ricordati di salvare l'Italia ed il Principe Amedeo.

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Le foto del teatro, distrutto da un bombardamentoe e la storia del "Chiarle" il primo teatro di Sanremo.

Sabato 15, nell’ambito della campagna nazionale di raccolta fondi “Ricordati di salvare l’Italia”, promossa dal Fai,  i volontari della delegazioni sanremese accoglieranno i cittadini  in piazza Borea d’Olmo, animando la giornata con una rivisitazione storica delle vicende del luogo: dagli Orti di Palazzo Borea d'Olmo al Teatro Principe Amedeo.

  

L’evento ha l’obiettivo di celebrare le piazze italiane intese come luoghi privilegiati di incontro, scambio di idee, occasione per sentirsi membri di un’unica comunità.  Un’occasione importante non solo per contribuire a sostenere le attività del Fai, ma anche per tener viva la memoria della piazza e del teatro distrutto durante un bombardamento della seconda guerra mondiale.

In attesa di scoprire con i volontari del Fai le meraviglie del teatro dedicato al Principe Amedeo con Alfredo vi proponiamo alcune immagini dell’immobile distrutto e la storia di un altro teatro dimenticato. Cominciamo dal teatro dedicato al figlio del Re Vittorio Emanuele II.

Cento anni fa e, precisamente nel dicembre del 1875, il Natale segnò per i sanremesi un giorno d'insolita letizia ed entusiasmo all'aprirsi delle porte del nuovo elegante e maestoso Teatro che prese il nome dal gradito ospite principe Amedeoscrive sulla rivista della Famija sanremasca il pittore e scrittore Carlo Alberto, che prosegue così - L'esultanza e l'entusiasmo che pervase gli animi dei nostri nonni è dimostrato dalla grande passione dettata dall'amore che avevano per il teatro e lo comprova l’esistenza nientemeno che di tre teatri, per una popolazione che contava poco più di dodicimila abitanti. C'era il Politeama Sisto, l'Arena Garibaldi e il Teatro Chiarle. Siamo all’anno 1875. La civica amministrazione delibera di acquistare il terreno sulla cui area intende erigere il nuovo teatro. Il progetto viene elaborato dal giovine architetto Giovanni Grasso di Genova nello stile neoclassico. Le opere murarie vengono affidate agli impresari e. costruttori, Busini, Sghirla, Malgarini e Minoia i quali, iniziano i lavori il 10 agosto del 1875 e, giungono ancor prima del tempo previsto, alla copertura del tetto il 14 novembre. Si può dire un prodigio che torna a lode del Busini direttore dei lavori. Per dare un idea del complesso architettonico dell’edificio, diremo che la facciata misurava venti metri di larghezza per sedici di altezza e una lunghezza di metri quaranta. La larghezza del peristilio è di metri dieci per sei con tre grandi porte d'ingresso per le quali si accedeva alla platea ai palchi e alle gallerie. I palchi erano sostenuti da una fila di colonnine in ghisa sul cui capitello posava un archetto, formando cosi un loggiato arricchito da sfarzosa tappezzerie in seta rossa.

Il palcoscenico misurava 12 metri per 18, dotato di tre spaziose sale di metri dieci per sei per il servizio delle prove. Oltre l'appartamento per il custode c'era il ridotto con un bel soffitto.

Le pregevoli decorazioni a stucchi, sia all'esterno sia all'interno erano dell'esimio maestro Giovanni Baglianì e fìglio, mentre gli affreschi del soffitto dell'atrio e del ridotto erano del celebrato pittore decoratore Gio Novaro di Genova, lo stesso che ha affrescato le sale di Villa Zìrio. Questo leggiadro edificio tanto caro ai sanremesi, andato distrutto durante l'ultimo conflitto mondiale, aveva una platea capace di contenere 500 persone, 5 file di panche tappezzate e 56 poltrone numerate e un loggione di 500 posti, nonché una doppia fila di palchi. Il prezzo complessivo dell'edificio, compreso l'acquisto dell'area con tutte le apparecchiature, non sorpassò le 200 mila lire. Il 24 dicembre del 1875 si apriva la stagione inaugurale con questi spettacoli d'apert'ira: “Un ballo in Maschera” e il “Trovatore” di Verdi, “La sonnambula” di Bellini e il "Poliuto” di Donizetti” con la partecipazione dei più celebrati artisti dell’epoca.

Il Teatro  ebbe grande fortuna e segnò la storia culturale della città, ospitando spettacoli di ogni genere

       un incontro di mini pugili

senza dimenticarsi della solidarietà:

 

               a favore dell'Associazione Nazionale Combattenti

       a favore dell'Ospedale Civico

                   e premiando personaggi famosi come Grock

 

Nel racconto di Carlo Alberto si fa cenno al Teatro Chiarle, di cui pochi in città ne ricordano l’esistenza. Per scoprire la storia di quello che forse è stato il primo teatro della città vi proponiamo il racconto scritto da Giovanni Giribaldi, un cronista attento, e pubblicato sulla rivista della Famija sanremesca.

 

« Viveva a Sanremo sullo scorcio del secolo XVIII, un prete Don Andrea Chiarle, il quale amava svisceratamente le rappresentazioni teatrali, e vietandogli la Curia d'andar a zonzo pei teatri, che del resto al suo tempo non ce n'era a Sanremo nemmeno uno, egli pensò di farselo nella propria casa, alfine d'averlo a tutto suo bell'agio».  Fin qui Cesare Da Prato nella sua Guida di Sanremo. Sennonché a questa singolare notizia un’altra se ne contrappone. Il Chiarle, a pochi anni dalla costruzione, lui che si voleva così amante del Teatro, avrebbe cercato di disfarsene gettandone giù l'incastellatura che la reggeva e formava i palchi e il loggione. La notizia è contenuta in una lettera del 12 luglio 1825 diretta dal sindaco Francesco Gismondi al V. Intendente Alberto Nota: «mi occorre significarLe che dalle assunte informazioni risulta che, volendo il Molto Rev. Prete Chiarle voluto distruggere il Teatro gli fu dal Governatore di quei tempi intimato di riedificarlo». Questo sarebbe dovuto accadere tra il 1790, anno della costruzione secondo fonte ufficiale, ed il 1796. Il teatro era ubicato in fondo a Via Gaudio. Aveva tre ordini di posti; platea, palchi e loggione (la struttura è tuttora esistente adibita ad abitazione), ambiente modesto, nella lettera citata se ne sottolineava «l'angustia del sito e la sua posizione totalmente al mare, e niente comoda al centro della Città».  In altra lettera del 6 aprile 1857 il sindaco Antonio Bottini scriveva all'Intendente Baroni: «... Circa poi alla sufficienza e capacità di così fatto locale, pare inutile il fermarsi a contraddire l'azzardata affermazione del Chiarle, troppo essendo noti e provati i difetti di quello sia per la ristrettezza soverchia in ragione della popolazione, sia per quella decenza voluta ora mai dal progredito incivilimento».  E ancora, dal periodico Sanremo del 20 maggio 1865: «per andare al teatro bisogna esporsi anzitutto alla furia dei venti di mare e di terra che si azzuffano presso la porta di quella vecchia e sdruscita baracca, poi salire delle scale ove i pericoli di cadere sono tanti che scommetterei essere stata fabbricata piuttosto da un chirurgo che da un architetto».  Bene o male, dunque, il teatro c'era. Ma sarebbe rimasto deluso chi si fosse aspettato di notarvi un certo avvicendamento di Compagnie. Una, due al massimo erano quelle che durante l'anno agivano su quel palcoscenico. Mai però durante il Carnevale. Le Compagnie giungevano tra noi dopo aver toccato le più importanti piazze. Quelle che assicuravano loro ben maggiori e più sicuri guadagni. «Allorchè  nelle altre Città si chiudono i Teatri, quello di Sanremo si è aperto in Luglio» fu annotato in un rapporto di Polizia del 1823. E in quello dell'anno successivo: «Fu aperto il Teatro di Sanremo durante tre mesi della calda stagione».

Non è detto però che il nostro Teatro non ospitasse altri spettacoli. Così vi troviamo anche Accademie di prosa, canto, virtuosismo; gli spettacoli di prosa che i dilettanti locali solevano presentare nel periodo di Carnevale; e finalmente le «recite in musica» di opere, quali Le Cantatrici Villane e l'Elisir d'amore.  Dopo un cenno e all'ambiente e alla sua attività, passiamo al Regolamento di Polizia vigente in quel Teatro. Proibiva, quello datato 26 dicembre 1849, di fumare «tanto dentro che nelle scale e corridoi del Teatro», di tenere il cappello in capo e di stare in piedi durante la rappresentazione a coloro che occupavano i «banchi» della platea. «Si può però stare in piedi [si precisava] e a capo coperto quando il Telone è abbassato fra un atto e l'altro».

Era vietato introdurre cani perché «saranno cacciati, e nel caso che non volessero abbandonare il padrone, sarà questi tenuto a sortire al primo invito». Non vi si potevano condurre «Bambini al di

sotto d'anni 4», e al Teatro non poteva accedere chi si fosse presentato «in istato di ubriachezza» e vestito in modo che potesse «offendere la pubblica decenza».  Era anche proibito, sotto pena d'arresto «di fare in qualunque modo dello schiamazzo» e di «chiamare forte a nome chicchessia nell'intervallo di un atto all'altro».  In alcuni miei appunti sul «Teatro a Sanremo», apparsi nel 1976, scrissi che il Teatro Chiarle cessò la sua attività nel 1874, anno di costruzione del Teatro Principe Amedeo. Sarebbe meglio dire che, a un dipresso, con la fine di quell'anno venne a cessare l'attività di quel Teatro sotto il titolo di Teatro di Sanremo. Attività che continuò all'insegna di Teatro Chiarle così come forse si chiamò in origine e come da sempre era e ancor oggi è conosciuto dai Sanremesi.  Sulla sua effettiva chiusura non si hanno tracce. Era ancora operante nel 1877. Vi si davano spettacoli di marionette, è vero, ma a quanto pare quel genere di spettacolo era ancora gradito se nell'Osservatore del 18 marzo di quell'anno leggiamo che i frequentatori di quel Teatro assicuravano che in esso si passavano serate allegrissime.

Questo, a grandi linee, il Teatro Chiarle. Teatro che a volta a volta, e andando a ritroso, ci è indicato come Teatro Chiarle, Teatro di Sanremo, Théàtre de la Ville (nel periodo napoleonico), e Pubblico Teatro (all'epoca della Repubblica Ligure).

 

Claudio Porchia

In Breve

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