SALUTE E BENESSERE | martedì 11 ottobre 2011, 06:00
Bellezza femminile? sentiamo il parere di Cristina Campanaro della Lav
Questa settimana intervistiamo la Sig.ra Cristina Campanaro, responsabile LAV (Lega Anti Vivisezione) per la provincia di Imperia che ci parlerà dei prodotti che quotidianamente migliaia di donne (e uomini) usano per la loro bellezza.
- Sig. ra Campanaro, com’è la situazione fino ad oggi?
Sfigurati dai rossetti, intossicati dai profumi e bruciati da creme e saponi……
Muoiono così ogni anno migliaia di animali per l'obbligo di testare i nuovi ingredienti. E questo solo in Europa, immaginiamoci nel mondo.
La maggioranza dei consumatori è contraria ai test sugli animali per i cosmetici, eppure tuttora si continuano a produrre e commercializzare prodotti i cui ingredienti sono sperimentati.
Grazie ad anni di mobilitazione internazionale di molte associazioni animaliste nel 1993 è stato ottenuto il divieto europeo di vendita di cosmetici sperimentati su animali. Il divieto era previsto a partire dal 1998: questo termine è stato posticipato prima al 2000 poi al 2002, quindi è stato fissato fra il 2009 e il 2013.
Nel 2004 è entrato inoltre in vigore il primo divieto di commercializzazione del “prodotto finito” che per essere venduto nell’UE non può essere testato su animali (Direttiva 2003/15/CE). La legge attuale quindi vieta di testare i cosmetici finiti su animali, ma sancisce ancora l’obbligo di testare su animali qualsiasi nuova materia prima immessa sul mercato.
Nel marzo 2009 è diventato attivo il secondo step , che vieta gli esperimenti su animali anche per le materie prime cosmetiche ad eccezione di 5 test.
Attualmente e almeno fino al marzo 2013 rimangono quindi ancora praticabili 5 test fortemente dolorosi ed invasivi per gli animali :
• Tossicità per uso ripetuto: conigli e ratti sono costretti a mangiare o inalare ingredienti cosmetici, oppure la sostanza gli viene spalmata sulla pelle rasata per un periodo che può arrivare fino a 90 giorni. A fine esperimento l’animale viene soppresso.
• Tossicità riproduttiva: femmine gravide di coniglio o ratto sono alimentate forzatamente con la sostanza da testare e uccise per studiarne il feto.
• Test tossico cinetico: conigli e ratti sono costretti ad ingerire la materia prima, vengono poi soppressi per esaminare la distribuzione e l’accumulo della sostanza negli organi (assorbimento, distribuzione, metabolismo ed escrezione della sostanza in esame).
Nonostante le obiezioni avanzate dalle associazioni animaliste e parte della ricerca scientifica, la Commissione UE ha ritenuto che sotto la dicitura “tossicità ripetuta” venissero inclusi anche due ulteriori test:
• Sensibilizzazione cutanea: cavie e topi ai quali è stato rasato il pelo, vengono messi a contatto con la sostanza per determinare eventuali relazioni allergiche. A fine esperimento gli animali sono soppressi.
• Cancerogenicità: i ratti sono alimentati forzatamente con la sostanza da testare per almeno 2 anni, quindi vengono uccisi ed esaminati per verificare l’eventuale insorgenza del cancro.
Sarà dunque così fino al 2013.
- E poi?
Il 2013 è l’anno decisivo che dovrebbe mettere fine anche all’importazione dei prodotti e al commercio dei singoli ingredienti testati su animali : dopo un iter travagliato, la Direttiva UE sui cosmetici prevede infatti , dopo l’11 marzo 2013, il divieto totale dei test cosmetici su animali, ma con una possibilità di slittamento di altri 10 anni se non saranno stati sviluppati test alternativi adeguati . Parlamento e Commissione UE potrebbero però seguire il discutibile parere di alcuni esperti che sembrano favorevoli ad un ulteriore slittamento del divieto.
Nell’arco delle ventiquattro ore veniamo a contatto costantemente con prodotti cosmetici derivanti dallo sfruttamento e dall’uccisione di animali. Proviamo a guardarci intorno: saponi, shampoo, dentifrici, rossetti , creme, profumi…….. moltissimi di questi sono tuttora sperimentati su animali quali conigli, cavie e topolini.
Persino con le iniezioni di botulino i topolini si dovrebbero “fare belli” ! Può sembrare surreale e invece accade davvero: la tossina botulinica, la proteina più tossica finora conosciuta, utilizzata come preparazione farmacologica e in medicina estetica, è testata su centinaia di migliaia di topi vivi. Questi animali soffrono e muoiono nei laboratori italiani ed europei per sperimentare la proteina neurotossica prodotta dal batterio Clostridium botulinum, in diverse tipologie per differenti usi: in Italia nel 2004 è stata approvata come farmaco per uso estetico, è approvata in più di 80 paesi, con diverse indicazioni terapeutiche. Per i topi non c’è scampo: muoiono dopo lente agonie e spasmodiche convulsioni in seguito all’iniezione di alti dosaggi del principio cosmetico che paralizza lentamente il sistema respiratorio e porta a morte dopo ore di progressivo soffocamento; se sopravvive all’esperimento, al termine della procedura il topolino viene comunque ucciso.
-Ci sono studi in merito?
Studi condotti su animali per applicazioni terapeutiche sostenevano che la tossina botulinica potesse raggiungere il midollo spinale ed esercitare effetti sul suo funzionamento, ma investigazioni sull’uomo (pubblicate su Neurology) hanno confermato l’inattendibilità dei risultati dei test condotti su animali. Il problema riguarda non solo il botox, ma tanti altri prodotti : da decenni una parte crescente del mondo scientifico lamenta l’inattendibilità del modello animale a fini sperimentali a causa dell’estrema variabilità dei risultati da specie a specie, molte ricerche lo confermano e hanno portato all’indispensabile sviluppo di test alternativi ; eppure ancora oggi migliaia di animali (topi, cavie, conigli) sono sottoposti a test cosmetici che non solo infliggono loro sofferenze e morte, ma non offrono garanzie di sicurezza ai consumatori.
Il modo più sicuro per acquistare detergenti, creme o trucchi non testati su animali, né a prodotto finito né tanto meno nella produzione di materie prime, è quello di controllare che l'azienda produttrice rispetti lo Standard Internazionale “Stop ai test su animali”, in Italia controllato e certificato da ICEA (Istituto per la Certificazione Etica e Ambientale ) , una società indipendente di auditing che garantisce la conformità delle aziende ai principi dello Standard.
Si tratta infatti dell’unico disciplinare riconosciuto a livello internazionale in grado di indicare ai consumatori le aziende produttrici di cosmetici che hanno deciso di non contribuire alla sperimentazione animale.
Le aziende certificate dallo Standard :
* non effettuano – direttamente o commissionandoli a terzi - test su animali
* monitorano i propri fornitori e produttori perché si attengano all'impegno di non testare su animali le materie prime cosmetiche dopo la data fissata nella sottoscrizione allo Standard
* non utilizzano ingredienti provenienti dall’uccisione di animali.
Pertanto l’adesione di molte aziende allo Standard dimostra con chiara evidenza che è già possibile produrre cosmetici sicuri senza indurre alcuna sofferenza animale.
Le aziende che hanno dimostrato di rispettare i criteri dello Standard e hanno superato il controllo effettuato da ICEA, sono state inserite nella Guida LAV, consultabile al link
www.lav.it / le nostre campagne / vivisezione / test cosmetici / la guida lav / amali anche quando ti ami
Se un marchio non è presente nella Guida non significa che è implicato in test su animali. Tuttavia è possibile avere la certezza di un cosmetico totalmente non testato su animali solo per le aziende che hanno deciso di aderire allo “Standard Internazionale Non Testato su Animali” e sono quindi state sottoposte ai controlli previsti dallo Standard stesso. La decisione di un'azienda di non aderire allo Standard non permette di eseguire tali controlli: la sua dichiarazione di non effettuare test su animali è dunque autoreferenziale e non garantita da verifiche esterne ed indipendenti.
- Mi parli dell’ etichetta (da osservare sempre, indipendentemente da cosa si compra: è la carta d’identità che offre informazioni importantissime. No etichetta o etichetta con poche informazioni = prodotto non sicuro)
E allora occhio all’etichetta quando si acquista un cosmetico (io aggiungo, anche quando comprate un giocattolo o qualsiasi prodotto, pensate ai prodotti importati illegalmente o in barba ai controlli di qualità (giocattoli tossici ed alimenti)) !
Diversi sono i significati di alcune diciture sulle confezioni dei cosmetici :
• “Stop ai test su animali. Controllato da Icea per LAV”: unico disciplinare internazionale a garantire che le aziende aderenti non conducono, commissionano o prendono parte ad alcun test su animali né ora, né in futuro; né acquistano materie prime, formulazioni o prodotti introdotti sul mercato dopo l’adesione allo Standard. I prodotti che riportano questa dicitura non sono mai stati testati su animali, né a prodotto finito né in fase di produzione di ingredienti primari.
• “Clinicamente testato”: si riferisce al prodotto finito, indica che è stato oggetto di test su volontari, ma questo non garantisce di per sé che non siano stati effettuati anche test su animali.
• “Dermatologicamente testato”: si riferisce al prodotto finito, indica che il prodotto è stato oggetto di test dermatologici, ovvero per valutarne gli effetti sulla pelle. Può essere considerata sinonimo di “clinicamente testato” e non garantisce di per sé che non siano stati effettuati anche test su animali.
• “Microbiologicamente testato”: si riferisce ai controlli che i prodotti cosmetici devono subire in fase di produzione per verificare contaminazioni da parte di funghi e batteri, potenzialmente pericolose per la pelle. Non indica che non siano stati effettuati anche test su animali.
• “Non testato su animali”: dicitura non ufficiale, ma adottata volontariamente dalle aziende. La legislazione UE prevede la possibilità di apporre simili scritte sui prodotti cosmetici solo se in nessun momento della filiera produttiva si è fatto ricorso a test su animali: ciò può essere verificato solo monitorando tutti i fornitori di materie prime, come prevede lo Standard “Stop ai test su animali ”. La dicitura sopraindicata invece si riferisce di solito solamente al prodotto finito, che già per legge non può essere testato su animali.
• “Cruelty free”: la dicitura lascia libera interpretazione in quanto non è specifica all’ambito sperimentale ma può riguardare anche l’origine dei prodotti, come nel caso di cosmetici privi di ingredienti di origine animale.
- Mi parli dei cosmetici Bio e Green
Discorso a parte meritano anche i cosmetici bio e green.
Le definizioni 'verde', 'bio', 'naturale' sono indice di prodotti non testati su animali, cruelty free, e dunque eticamente responsabili? Assolutamente no.
I concetti di biologico, naturale, verde, spesso si sovrappongono, complice anche quello che è stato definito un “buco normativo” per ciò che concerne la cosmetica biologica.
Molti organismi certificatori sono sorti spontaneamente in assenza di un indirizzo cogente da parte della normativa comunitaria: essi garantiscono, con alcune specifiche differenze, che un prodotto biologico sia innanzitutto privo di pesticidi, coloranti artificiali, organismi geneticamente modificati e materie prime di origine animale. Risulta assente però ogni riferimento alla sperimentazione del cosmetico su animali.
In conclusione: ci sono case di bellezza che non pensano solo all'estetica, ma anche all'etica.
Per essere certi di acquistare cosmetici che in nessun passaggio produttivo, neanche intermedio, abbiano implicato sofferenza animale, bisogna controllare che sulla confezione sia riportata la dicitura “Stop ai test su animali. Controllato da Icea per LAV” ; oppure collegarsi al sito sopra indicato onde avere la lista completa delle aziende certificate secondo lo “Standard Internazionale Stop ai test su Animali” .
Ringraziamo la Sig.ra Campanaro che ha fatto chiarezza su alcuni punti che riguardano la sperimentazione dei prodotti di bellezza testati o meno sugli animali.
Ovviamente siamo sempre pronti al confronto, al solito indirizzo:
info@sanremonews.it
o su facebook,
quelli che leggono salute e benessere su sanremonews













Roberto Pioppo