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CRONACA | venerdì 15 aprile 2011, 12:55

L'omicidio di Vincenzo Campana: il DNA sui mozziconi non porta la firma di nessuno degli indiziati

Campana venne ritrovato quasi un anno fa in un canale di scolo su una strada tra i boschi di Apricale in località O Saggio.

Vincenzo Campana

Indagini ancora ad ampio spettro sulla mano che si cela dietro l'omicidio di Vincenzo Campana, 58 anni, di Loano, il cui cadavere fu rinvenuto mutilato e carbonizzato il 22 aprile scorso nei boschi dell’entroterra di Apricale, in località O Saggio. Da tempo infatti si stava cercando una qualche traccia di DNA che potesse rivelarsi utile per far luce su quei fatti. Tra le tante piste e dopo anche alcuni possibili indiziati, c'era la ricerca di materiale genetico rilasciato su più mozziconi di sigaretta ritrovati vicino al corpo. Con i risultati attualmente nelle mani degli inquirenti sembra che nessuno dei reperti porti il dna della vittima o dei fermati. 

Per questi fatti passò una notte sotto torchio Michele Damiano, 30enne di Sanremo, genero di Giovanni Tagliamento. Per lui si era configurata un'accusa di concorso in omicidio volontario, alla quale subentrò poi la scarcerazione per l'assenza di gravi indizi di colpevolezza lasciando comunque il 30enne indagato a piede libero. Tuttavia ad oggi non c'è ancora un nome per identificare l'assassino di Campana, lo stesso Damiano fu fermato non come esecutore. Pare tuttavia che i due si conoscessero e sembra che non sia ancora del tutto escluso il fatto che si fossero incontrati qualche tempo prima rispetto alla morte del 58enne. Per gli stessi fatti nell'occhio degli inquirenti ci sono finiti anche due uomini di origine albanese residenti in Val Bormida. Ad ogni modo questi risultati escluderebbero i tre indiziati dalla scena del crimine.

Stefano Michero

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